Come capire lo sviluppo emotivo e del linguaggio nel bimbo

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Come capire lo sviluppo emotivo e del linguaggio nel bimbo

Istruzioni

  • 1
    La vita morale, da un punto di vista psicologico, è caratterizzata dalla consapevolezza del dover sottostare, quando si è in procinto di prendere decisioni, a certe norme riguardanti il modo in cui si deve compiere una scelta o una sintesi quando c’è conflitto fra i propri bisogni e quelli degli altri, oppure fra bisogni momentanei e altri durevoli, presenti in noi.
  • 2
    Si può notare come il bambino già durante i suoi primi anni di vita compie l’esperienza di «incappare» in comportamenti in cui non si può fare a meno di sottostare a certe regole sia per quel sia, riguarda le condizioni di avvio, sia per quanto riguarda la successione in cui devono avvenire.
  • 3
    Va detto però che non sempre i genitori si rendono conto di quanta importanza abbia un atteggiamento corretto da parte loro nei confronti del bambino al fine di rispettare certe tappe evolutive molto importanti.
  • 4
    Spesso i genitori che, peraltro in situazioni come quelle di far apprendere nozioni non di tipo morale, appaiono rispettosi delle successioni di ordine maturativo del bambino, compio noveri e propri «atti di forza» perché il bambino apprenda in fretta.
  • 5
    Si ha la sensazione che i genitori siano assillati dal fatto che, se il proprio figlio non apprenda in fretta «sani principi morali», poi le «cattive abitudini» siano impossibili da cancellare dal comportamento del bambino.
  • 6
    Un’età cruciale e importante, non solo per lo sviluppo intellettuale, sono i sei-sette anni, circa, in cui lo sviluppo morale e lo sviluppo sociale del bambino subiscono variazioni di tipo qualitativo positivo.
  • 7
    I bambini partono da una comprensione solo esteriore delle regole del gioco e delle norme, in seguito arrivano alla comprensione anche del loro significato profondo. L’adulto cessa di essere l’unico punto di riferimento e i bambini cominciano a stabilire tra loro rapporti di collaborazione
  • 8
    Il gruppo dei coetanei offre una diversa sicurezza, quella che deriva dalla consapevolezza di essere uguali. Il bambino comincia a identificarsi con i coetanei e a mettere in discussione i valori come gli sono prospettati dei genitori e che prima accettava incondizionatamente.
  • 9
    Prima di parlare di sviluppo emotivo è bene chiederci che cosa intendiamo per emozione. Se vogliamo limitarci a dare una spiegazione di tipo fisiologico, definiremo l’emozione come una risposta di adattamento a una situazione nuova.
  • 10
    In genere l’emozione può essere inattesa oppure attesa ma che non si è sicuri di poter fronteggiare con successo. Uno stato emotivo è dunque caratterizzato da modificazioni che riguardano certe parti del nostro organismo e certi processi che vi si svolgono.
  • 11
    Importanti sono anche, d’altro canto, le modificazioni fisiologiche messe in atto da quella parte del sistema nervoso autonomo che è definita «simpatica» e che ha come precipua funzione quella di accelerare il metabolismo
  • 12
    Oltre a ciò il sistema nervoso simpatico ha il compito di mettere a disposizione quelle risorse che l’organismo ha accumulato e che gli consentono di reagire prontamente a un’eventuale situazione di emergenza.
  • 13
    Se consideriamo l’emozione dal punto di vista psicologico, vediamo che è caratterizzata dal fatto che noi avvertiamo un netto divario fra le richieste che ci provengono dalla situazione e le nostre condizioni attuali.
  • 14
    Le reazioni emotive appaiono legate, giova ricordarlo, sia a situazioni di tipo negativo (paure, ansie, ecc.) sia di tipo positivo (gioia). Prendiamo, ad esempio, una reazione di paura o uno stato d’ansia.
  • 15
    In questo caso ad esempio potremo agire in modo positivo sul bambino infondendogli tempestivamente un sentimento che lo aiuti a superare quelle particolari situazioni in cui si è venuto a trovare e che ha dimostrato di non riuscire a gestire.
  • 16
    Un altro modo, altrettanto efficace, potrebbe essere quello di renderlo consapevole che non sempre è necessaria una reazione, perché certe situazioni sono solo apparentemente pericolose e non richiedono, quindi, nessun intervento modificatore.
  • 17
    Molti possono essere i fattori che possono concorrere a sviluppare nel bambino un’emotività generale, una tendenza a vivere in maniera emotiva incontrollata le varie situazioni che si presentano durante la vita di tutti i giorni.
  • 18
    Uno dei fattori è l’ereditarietà, ma non è certamente il più espressivo; in passato sono stati compiuti e sperimenti, su animali e sull’uomo, tendenti a comprovare l’influenza dei fattori ereditari sullo sviluppo di una circa accentuata emotività.
  • 19
    Ma i risultati ottenuti non possono essere considerati come assolutamente probanti. Un altro dei fattori che concorrono a questo sviluppo e che, francamente, sembra il più consistente è quello legato a fattori ambientali.
  • 20
    È facilmente osservabile, da tutti noi, come in una situazione di panico, quasi nessuno riesca a rimanere immune. Queste situazioni sono però, ovviamente e fortunatamente, situazioni di emotività transitoria.
  • 21
    Ma esistono, sempre legate a fattori ambientali, altre situazioni emotive assai meno transitorie e, di conseguenza, più pericolose in quanto influenzano il bambino portandolo facilmente a vivere stati d’ansia dove ansia non c’è.
  • 22
    Vivere accanto a uno o a entrambi i genitori ansiosi, per quel processo d’identificazione cui abbiamo accennato in precedenza, può portare il bambino a farsi una distorta immagine della realtà, vivendo appunto con angoscia situazioni che per lui non lo sarebbero per niente.
  • 23
    Non meno sbagliata, è la situazione di protezione in cui vengono a trovarsi molti bambini nell’ambito di alcune famiglie le quali pensano di fare il bene del proprio figliolo evitandogli il più possibile anche la minima frustrazione.
  • 24
    Invece le piccole difficoltà che il bambino incontra tutti i giorni, sia in casa sia fuori, lo aiutano a sviluppare un buon controllo dell’emotività. Il fatto di compiere di persona certe esperienze, piacevoli o spiacevoli che siano, mette l’individuo in condizione di superare, attraverso l’esperienza che ne deriva, le susseguenti situazioni di tipo emotivo.
  • 25
    Anche per questo motivo appare assai importante far compiere di persona esperienze al bambino, senza far tralasciare ansia e/o preoccupazioni varie, in quanto il vostro bambino piccolo potrebbe risentirne.
  • 26
    Infatti è che attraverso le sue reazioni noi saremo in grado di modificare i nostri comportamenti se ci rendiamo conto che il nostro modo di agire favorisce, ad esempio, l’insorgenza di ansia o paura in lui.
  • 27
    Il fatto di non saper dominare una situazione emotiva può anche portare ad altre manifestazioni altrettanto negative, come, per esempio, a livello motorio: potrebbe mostrarsi o troppo attivo o passivo di fronte alle varie situazioni
  • 28
    Il fatto che gli adulti, senza far attenzione alle conseguenze, esprimano giudizi negativi ripetuti su certi atteggiamenti dei bambini, può portarli ad assumere atteggiamenti regressivi nei confronti di situazioni che invece sarebbero in grado di superare agevolmente.
  • 29
    Ma c’è da prendere in considerazione anche l’effetto opposto che può manifestarsi: infatti può anche portarli ad assumere atteggiamenti, ad esempio, aggressivi e di ribellione perché non riescono, in qualsiasi modo si comportino, a soddisfare l’adulto.
  • 30
    Va quindi rilevata la necessità di fornire ai vostri bambini piccoli modelli di comportamento valido, al fine di consentire a loro di acquisire un soddisfacente dominio emotivo delle proprie sensazioni interne.
  • 31
    Sappiamo che l’identificazione porta con sé la tendenza a fare proprie certe condotte specifiche e la graduale assunzione di certi principi morali che hanno attinenza con la vita emotiva («rispetta gli altri»; «non lasciarti abbattere dalle prime difficoltà», ecc.).
  • 32
    Per un lungo periodo gli psicologi non hanno attribuito grande importanza al ruolo del linguaggio nella formazione dei processi intellettivi del bambino e studiavano lo sviluppo dei processi mentali indipendentemente da ogni connessione con le forme fondamentali di comunicazione tra il bambino e l’ambiente, ma oggi non è più possibile ignorare l’importanza del linguaggio nello sviluppo del bambino.
  • 33
    Sappiamo che una grande parte dell’apprendimento dipende dal linguaggio, poichè esso è alla base delle comunicazioni sociali (la trasmissione della cultura da una generazione all’altra avviene in buona misura attraverso il linguaggio).
  • 34
    L’astrazione, la formazione dei concetti, l’apprendimento e le forme di attività mentale superiore non possono fare a meno delle parole; il pensare, il ragionare, il ricordare, ecc. Sono strettamente legati al linguaggio.
  • 35
    Il fatto che il bambino apprenda a capire e a usare il linguaggio lo aiuta in maniera incredibile a trovare nuove opportunità per il suo sviluppo psicologico, mentre, al contrario, la non acquisizione del linguaggio limita le sue capacità di sviluppo intellettivo.
  • 36
    Non è ancora ben chiaro quali siano i meccanismi di acquisizione del linguaggio che avvengono nei bambin soprattutto quando piccoli e soprattutto come esso si sviluppi in maniera tanto rapida e veloce.
  • 37
    Il bambino inizia a fare valide associazioni di parole e a comprenderne il significato verso il finire del primo anno di vita, poi, per i successivi mesi, il progresso appare lento, dopodiché si avranno rapidi miglioramenti.
  • 38
    Durante gli anni in cui il bambino non va ancora a scuola, la struttura del linguaggio cambia rapidamente e sostanzialmente; appena passato l’anno il bambino utilizza in sostanza solo nomi e interiezioni, verso i 2-3 anni conosce già i nomi, i verbi e gli aggettivi anche se ancora non utilizza pronomi e congiunzioni.
  • 39
    Verso i tre anni e mezzo-quattro è già in grado di utilizzare frasi di tre o quattro parole ed anche più. A quattro anni e mezzo il bambino utilizza, per comunicare, frasi complete, lunghe dalle sei alle otto parole; le frasi appaiono già ben definite.
  • 40
    Sugli otto anni le frasi pronunciate da un bambino non differiscono molto da quelle di un adulto. A questo punto vale la pena di ricordare che quanto sopra affermato vale per la «ricchezza» del vocabolario posseduto da un bambino nelle età considerate
  • 41
    Nonostante ciò, va ricordato che questo toglie alla validità del discorso fatto in precedenza e che riguardava che il senso che il bambino dà alle sue frasi non sempre corrisponde a quello dell’adulto.
  • 42
    Il vocabolario del bambino in età prescolare è meno «astratto» di quello degli adulti; quando un termine come «animale» è usato da un bambino, non ha certamente tutte le sfumature connotative che gli attribuisce un adulto.
  • 43
    Molti si saranno posti una domanda abbastanza ovvia: ma se il bambino a pochi anni di vita è già in grado di sviluppare una frase e dividerla correttamente, non dovrebbe essere anche in grado di leggerla?
  • 44
    In effetti, la risposta non può che essere affermativa perché l’età fissata (tra i cinque e i sette anni nei paesi che hanno un’educazione scolastica) è frutto più che altro di una tradizione, perché molti bambini, con un minimo aiuto da parte dei genitori, riescono a leggere prima di iniziare la scuola.
  • 45
    Le osservazioni psicologiche e le prove desunte dai molti esperimenti effettuati testimoniano che non esisterebbe alcuna controindicazione a insegnare a leggere ai bambini appena essi siano divenuti padroni degli elementi essenziali della lingua parlata
  • 46
    Per quanto condizioni ambientali favorevoli promuovano lo sviluppo intellettivo del bambino, e di conseguenza anche del linguaggio, mentre condizioni, meno favorevoli producono effetti contrari, le influenze sociali possono produrre effetti ancora più marcati soprattutto durante il periodo prescolare.
  • 47
    Più i bambini sono in contatto con gli adulti, più le capacità verbali si arricchiscono; i contatti sociali avvincenti forniscono maggiori varietà di apprendimento e quindi la possibilità di esercitarsi maggiormente nel linguaggio.
  • 48
    Molti studi hanno mostrato che lo sviluppo circa precoce del linguaggio è anche legato a differenze di classi sociali. I bambini che vivono in classi del ceto medio e superiore possiede un vocabolario più ricco, pronunciano con più accuratezza e usano le frasi più correttamente, da un punto di vista grammaticale
  • 49
    Queste differenze ci portano a credere che, in alcune classi sociali piuttosto che in altre, si dia più importanza allo sviluppo delle capacità verbali rispetto alle altre facoltà potenziali di un bambino
  • 50
    Sembra che i bambini di classi sociali più elevate siano più incoraggiati a parlare e più premiati per i progressi verbali conseguiti. Un altro dei motivi che portano a considerare lo sviluppo del linguaggio come elemento della massima importanza è rendersi conto di quale funzione abbia sul comportamento del bambino.
  • 51
    A mano a mano che il bambino acquisisce sempre, accresci capacità verbali, il suo comportamento diviene sempre più controllato. Le parole dei genitori, la loro comprensione, le istruzioni che il bambino stesso si danno regola sempre di più i suoi atti comportamentali.
  • 52
    In sostanza, il bambino piccolo, diventando padrone del linguaggio e quindi anche in grado di comprendere quel che gli è stato detto, si inserisce assai più attivamente e facilmente nel mondo a lui esterno.

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