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Come coltivare gli alberi da frutto e dove acquistarli:

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Foto Come coltivare gli alberi da frutto e dove acquistarli:
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Tutti i giardini, seppure di limitate dimensioni, possono ospitare un frutteto..

Istruzioni

  • 1
    Tutti i giardini, seppure di limitate dimensioni, possono ospitare un frutteto e includere non solo arbusti, ma anche piccoli alberi accostati a un muro o lasciati crescere liberamente a “pieno vento”, e persino foggiati secondo forme elaborate in vario modo.
  • 2
    È consuetudine suddividere le diverse specie fruttifere in rapporto al tipo di pianta (arborea o arbustiva), di frutto (piccolo o grande, drupacea o pomacea, ecc.), di foglia (specie sempre¬verdi, come agrumi e olivo, oppure caducifogle, come quasi tutti gli altri fruttiferi).
  • 3
    Tra i frutti piccoli si possono catalogare il ribes nero e quello rosso, le more (di rovo), i mirtilli, l’uva spina e, impropriamente, le fragole.

    Fra quelli grandi sono annoverati mele, pere, pesche, albicocche, susine e prugne, ciliegie, agrumi e olive, fichi e nespole, cotogne, e la frutta secca (mandorle, noci, nocciole, castagne).
  • 4
    Altri frutti, come uva e actinidia, fanno gruppo a sé.

    La fragola, come si è detto, pur essendo una pianta erbacea, orticola, è di solito considerata come specie da frutto.
  • 5
    Eccezion fatta per la fragola, i frutti piccoli sono propri delle specie arbustive, di solito crescono spontaneamente nelle zone collinari e montane o del sottobosco mediterraneo.
  • 6
    Le specie coltivate si allevano più frequentemente a cespuglio o a controspalliera (cioè a siepe); i cespugli sono caratterizzati da una struttura scheletrica permanente o rinnovabile periodicamente, i cui rami si formano a livello del suolo o da branche cortissime.
  • 7
    In genere, raggiungono dimensioni limitate, intorno a m 1-1,50 di altezza e un po’ meno di spessore.

    I mirtilli, i lamponi, il ribes nero e rosso, l’uva spina sono allevati di solito a cespuglio naturale; il rovo richiede anche una intelaiatura di sostegno con fili, specie se si vuol formare una siepe; anche il ribes si può allevare a cordone con una o più branche permanenti.
  • 8
    Nel lampone e nel rovo i rami fruttiferi, di solito, sono disposti a spalliera, cioè secondo un piano verticale d’appoggio.

    Essi, siccome dopo aver fruttificato muoiono, sono soppressi per lasciar posto ai nuovi germogli che fruttificano nell’anno successivo a quello di formazione e che, quindi, sono indispensabili per rinnovare la vegetazione e quindi l’arbusto.
  • 9
    Gli alberi fruttiferi possono essere allevati in varie forme, ma quelle più idonee al frutteto familiare sono soprattutto la forma libera, cespugliosa a basso fusto, i fusi, le palmette o spalliere e i vecchi cordoni.
  • 10
    Per il loro grande sviluppo le forme a fusto medio-alto e a chioma globosa o piramidale espansa o a vaso sono ormai poco utilizzate, a meno che nel giardino non sia loro assegnato un grande e solitario spazio.
  • 11
    Forma libera:

    più o meno cespugliosa, può essere impiegata nell’allevamento dei meli, dei peri e delle drupacee (pesco, ciliegio, ecc.).

    Se sono meli, per ottenere alberi di sviluppo medio o ridotto, le varietà devono essere innestate su portainnesti deboli o nanizzanti.
  • 12
    L’albero è formato, essenzialmente, da un tronco alto cm 60-70 da cui si irradiano liberamente alcune branche senza specifica gerarchia, atte a costituire l’ossatura scheletrica.
  • 13
    Le dimensioni finali dell’albero oscillano, per i cespugli di media statura, da m 2 a 3 di altezza e spessore della chioma e superano i m 3-3,50 se sono di statura maggiore o elevata.
  • 14
    Fuso:

    e’ caratterizzato da un unico asse centrale verticale, rivestito da numerose branche primarie inserite a partire da cm 40-50 da terra e di lunghezza progressivamente decrescente verso la parte più alta del fusto, in modo da conferire all’albero un aspetto fusiforme o appena piramidale.
  • 15
    Questa forma di allevamento si adatta in modo particolare a peri e a meli e, con qualche modifica, anche a susini e peschi.

    L’altezza media dell’albero varia da m 2 a 4, con una larghezza o spessore che si estende mediamente da m 1 a 2.
  • 16
    Palmette:

    sono caratterizzate, come il fuso, da un unico asse centrale verticale, munito di branche di solito oblique, più o meno irregolari, ma complanari, costituenti cioè un unico piano coincidente con quello longitudinale del filare che diventerà cosi appiattito e siepiforme.
  • 17
    In tal caso, la forma di allevamento si definisce anche “controspalliera”, mentre se risulta appoggiata a un muro si definisce più propriamente “spalliera”.

    Gli alberi a palmetta esigono, ovviamente, oltre a una potatura piuttosto accurata, sostegni e fili direzionali (che inizialmente sorreggono le branche).
  • 18
    Questa forma va bene per i frutteti intensivi ad alta produzione o per giardini ove si vogliano costituire pareti fruttifere o gruppi di alberi intersecati e allineati lungo uno o più filari.
  • 19
    Lo sviluppo degli alberi è massimo in altezza (da m 2 a 4), come per i fusi, ma è anche piuttosto largo (altrettanto o un po’ meno), mentre risulta assai ridotto di spessore (da m 0,80 a 1,50).
  • 20
    Esistono numerosi tipi di palmette e forme similari adatte a costituire spalliere e siepi: da quelle diffuse nei frutteti ordinari (palmette irregolari a branche oblique, palmette libere, anticipate e a “tutta cima”) alle forme assai elaborate tramandateci specialmente dai giardinieri francesi dell’800, come la palmetta verrier, il tridente o candelabro, la u doppia, ecc.
  • 21
    Queste ultime forme, se possono corrispondere a certe esigenze decorative, sono però più onerose sia nella l’orinazione sia nel mantenimento per i numerosi tagli di potatura che richiedono; inoltre, ritardano la fruttificazione che, in complesso, risulta anche meno abbondante.
  • 22
    Per semplificare le operazioni di allevamento si può ricorrere ad alberi già impalcati dai vivaisti, ma in tal caso non mancano altre controindicazioni, dovute alla maggiore età dell’albero, alla più accentuata crisi di trapianto, ecc.
  • 23
    Cordoni:

    adatti soprattutto per il pero e, in via alternativa, per il melo e il susino, costituiscono una forma praticabile anche nei piccoli giardini.

    Tuttavia, l’investimento iniziale è piuttosto oneroso, perché occorrono dai 6 ai 12 alberi per rifornire di frutta una famiglia.
  • 24
    La struttura scheletrica è ridotta all’essenziale: comprende un unico asse verticale o inclinato senza importanti ramificazioni laterali, che occupa pochissimo spazio, viene mantenuto con relativa facilità e produce abbondantemente a dispetto del modesto volume.
  • 25
    Anche i cordoni, come le palmette, devono essere disposti a spalliera o a controspalliera su fili di ferro.

    Possono essere condotti con un unico asse verticale oppure inclinato da 30° a 45° per permettere un più rapido raggiungimento dell’equilibrio tra rami fruttiferi e nuovi germogli.
  • 26
    Lo sviluppo in altezza di un cordone medio può variare da m 1,50 a 3; il cordone obliquo è ovviamente meno alto.

    I fiori, se non sono stati impollinati e poi fecondati, di regola non danno frutti.
  • 27
    Il trasporto del polline è assicurato da insetti pronubi come le api e, in alcune specie (per esempio, l’olivo), dal vento.

    La quasi totalità delle specie fruttifere posseggono organi maschili e femminili nello stesso fiore, ma non tutte sono autofertili (fecondabili con il proprio polline).
  • 28
    Per le specie autoincompatibili, come melo, pero, ciliegio dolce, olivo, ecc., la messa a dimora di varietà fertili e intercompatibili, nonché a fioritura contemporanea, è una condizione necessaria per ottenere l’impollinazione incrociata e quindi la fruttificazione.
  • 29
    La consociazione di due o più cultivar si attua di solito nel rapporto da uno a due e fino a quattro, mai comunque inferiore a 1:10, fra varietà impollinatrice e varietà impollinata.
  • 30
    Prima di collocare a dimora gli alberi, bisogna accertarsi delle loro necessità biologiche di impollinazione, consultando le apposite liste varietali che è dedicato a un frutto, e talora anche nei cataloghi vivaistici.
  • 31
    Nelle specie autocompatibili (come per esempio il pesco, l’albicocco, alcuni susini, il lampone, il rovo, ecc.) non c’è ovviamente necessità di consociazione con altre varietà e i frutteti possono essere costituiti anche da una sola cultivar per ciascuna specie.
  • 32
    La potatura degli alberi da frutto comprende due momenti corrispondenti ad altrettante età dell’albero: la potatura di allevamento, durante i primi anni dall’impianto, che serve a ottenere la forma desiderata; la potatura di produzione, che mira alla conservazione della struttura scheletrica e al mantenimento, nel tempo, di un buon livello di fruttificazione.
  • 33
    I concetti basilari della potatura di allevamento sono, per molti alberi fruttiferi, essenzialmente identici a quelli praticati sul melo.

    La potatura di produzione, invece, varia da specie a specie e anche in rapporto alle diverse cultivar.
  • 34
    Poiché lo scopo principale è ottenere una rapida messa a frutto e una produzione regolare, abbondante e di buona qualità, i tagli, durante la fase di allevamento, devono essere ridotti al minimo indispensabile per numero e intensità e sono, in genere, definiti dal modo di crescita dell’albero e dal suo habitus di fruttificazione.
  • 35
    Le pomacee (melo, pero) e alcune drupacee, come i ciliegi a frutto dolce, fruttificano per la maggior parte su corti rami fruttiferi (lamburde), portate da branchette di due o più anni.
  • 36
    In questo caso, bisogna mantenere sull’albero un equilibrio tra il legno vecchio e quello nuovo (rami di un anno).

    I ciliegi acidi, i peschi, gli agrumi, gli olivi, i fichi e la maggior parte degli arbusti a frutti piccoli (rovo, ribes nero e mirtillo) fruttificano invece sul legno di un anno.
  • 37
    Nella vite, nei lamponi rifiorenti, nel cachi (loto) e nel cotogno, i frutti sono portati dai germogli o dai tralci uviferi dell’anno (cioè neoformati).

    Per tutte queste specie la potatura mira ovviamente a rimpiazzare ogni anno i germogli o tralci che hanno fruttificato.
  • 38
    Per quanto riguarda gli albicocchi, i susini, il ribes rosso e l’uva spina, che danno frutti su rami di uno o più anni di età, si cerca invece di ottenere ogni anno il maggior numero possibile di germogli.
  • 39
    La potatura viene generalmente effettuata durante il riposo
    autunno-invernale, dopo che le foglie sono cadute, ma in varie circostanze (per esempio, su alberi molto vigorosi o dove sussistano pericoli di cattiva cicatrizzazione delle ferite da taglio o di contrazione di malattie) può essere preferibile potare dopo la ripresa vegetativa o, come nel ciliegio, anche in piena estate.
  • 40
    Le grosse ferite della potatura devono essere protette con prodotti cicatrizzanti (per esempio, mastici e trattamenti per la cicatrizzazione).

    Un albero propagato per seme è sicuramente diverso dai suoi genitori, anche se può somigliargli molto.
  • 41
    La potatura primaverile-estiva ha sulla vegetazione sempre un effetto deprimente tanto più accentuato quanto più intensi sono i tagli, per cui può essere adottata solo in caso di necessità o quando si voglia contenere lo sviluppo degli alberi.
  • 42
    Per moltiplicare e diffondere le varietà preferite ci sono solo due metodi: l’autoradicazione (talora difficile e poco praticabile per le piante arboree) e l’innesto su un soggetto (portainnesto) che abbia sufficiente affinità con il nesto, cioè con la varietà coltivata.
  • 43
    Questo secondo metodo è relativamente facile e molto più sicuro; però, per essere sicuri dell’attecchimento, è preferibile lasciar fare l’innesto a un vivaista con parecchi anni d’esperienza alle spalle.
  • 44
    Una gemma o porzione di ramo, chiamata “marza”, viene prelevata dall’albero della varietà da moltiplicare ed è opportunamente inserita su un portainnesto di solito della stessa specie ma di altra varietà, o derivata da seme (semenzale), provvista ovviamente del proprio fusto oltre che del proprio apparato radicale.
  • 45
    L’unione fra il portainnesto e la marza è spesso riconoscibile, anche quando l’albero è adulto, dalla linea di saldatura della corteccia e da una più o meno rilevante ipertrofia del fusto, spesso evidente al di sopra del punto d’innesto, specie quando l’”affinità” fra marza e portainnesto non è delle migliori.
  • 46
    Il portainnesto influenza notevolmente le dimensioni, il vigore, la rapidità e l’abbondanza della messa a frutto dell’albero, tanto che, per ciascuna specie, sono stati selezionati e moltiplicati solo i “cloni” che offrono la maggior affinità con le diverse varietà e assicurano i migliori risultati in varie condizioni del terreno, climatiche e colturali.
  • 47
    Perciò, al momento dell’acquisto degli alberi, è bene precisare al vivaista quale tipo di frutteto si intenda realizzare e le condizioni generali di coltura, con particolare attenzione al suolo, in modo che egli possa meglio aiutare nella scelta del portainnesto più idoneo.
  • 48
    Le specie arbustive da frutto si moltiplicano per autoradicazione, che, in tal caso, è facile da ottenersi piantando dei semplici pezzi di ramo di un altro albero, denominati “talee”.
  • 49
    Questo metodo può essere applicato facilmente anche per la vite, il cotogno e, grazie alle nuove tecniche di micropropagazione “in vitro”, per il susino e altre specie fruttifere.
  • 50
    Gli alberi fruttiferi possono essere acquistati a diverse età, ma più sono giovani, più facile è il trapianto e più sicura la ripresa vegetativa, anche se si deve provvedere alla loro successiva formazione scheletrica.
  • 51
    Generalmente, si acquistano alberi di un anno dall’innesto, denominati “astoni”.

    L’astone, però, può presentare anche un certo numero di ramificazioni laterali, sviluppatesi nella stessa annata insieme al germoglio principale.
  • 52
    L’albero di un anno di solito è bimembre, cioè è costituito, da una parte, dall’apparato radicale del portainnesto e, dall’altra, da un solo ramo del nesto, sviluppatosi dalla gemma o marza innestata l’anno precedente.
  • 53
    Questi rami laterali, detti anche “anticipati” (perché hanno origine da gemme già “pronte”), sono utili per costituire anticipatamente abbozzi di impalcatura scheletrica.
  • 54
    Se si acquistano alberi di due anni è più facile che, per gli interventi cesori di vivaio, siano già in parte scheletricamente formati.

    Al momento dell’acquisto è consigliabile informarsi sull’età degli alberi, anche per poter eseguire correttamente la successiva potatura di allevamento.
  • 55
    Comunque, solo gli alberi di 3-4 anni sono già sviluppati con branche e rami corrispondenti alla forma voluta, anche se questo vantaggio comporta, come si è detto, non pochi inconvenienti, a meno che non siano stati allevati in vaso e, come tali, non soffrano la crisi di trapianto: con alberi di questa età si corre sempre il rischio di compromettere la loro ripresa vegetativa.
  • 56
    Nella maggior parte dei casi, l’età degli alberi può essere calcolata osservando la ramificazione delle branche inferiori e i tagli praticati alla pianta negli anni addietro: durante il primo anno di vita in vivaio di solito cresce soltanto il germoglio principale (salvo eventuali germogli anticipati laterali); nel corso del secondo anno si forma un nuovo ramo apicale e altri ancora dalle gemme laterali, destinati (se non asportati) a formare le branche primarie; nel terzo anno, queste branche si ramificano; e cosi via, fino alla formazione di branche secondarie e terziarie.
  • 57
    Di conseguenza, se la branca più bassa dell’albero possiede una branca laterale, anch’essa ramificata, si può dedurre che l’albero abbia in totale 4 anni, sempre che non vi siano state ramificazioni anticipate.
  • 58
    Queste ultime sono molto frequenti nel pesco, tanto che, in terreni molto fertili, si possono avere fino a tre ramificazioni anticipate nel corso di una sola stagione vegetativa; in tal caso, l’albero accelera ovviamente la formazione scheletrica che può essere completata in soli due anni.
  • 59
    Gli alberi a radice nuda devono essere assolutamente piantati durante il riposo vegetativo e quando le condizioni del terreno lo permettono, cioè di solito a novembre oppure a marzo.
  • 60
    Invece, gli alberi in contenitore o con zolla (per esempio, i sempre¬verdi, olivi e agrumi) possono essere piantati anche a ripresa vegetativa avanzata, perché l’apparato radicale, ricoperto dal suo pane di terra, riesce a superare la crisi del trapianto.
  • 61
    È preferibile, se è possibile, la messa a dimora autunnale.

    In ogni caso, la messa a dimora delle piante deve essere evitata quando la terra è in cattive condizioni, fredda, gelata oppure troppo umida.
  • 62
    Il terreno deve essere possibilmente asciutto e fine, almeno quello che deve andare a contatto con le radici.

    Il terreno che deve ospitare il frutteto andrebbe dissodato e lavorato fino a una profondità di almeno cm 60-70.
  • 63
    Se ciò non è possibile, bisogna scavare fosse o buche larghe e profonde almeno quanto le dimensioni dell’apparato radicale, e nel fondo di tali buche è bene porre ciottoli o ghiaia, allo scopo di attuare un minidrenaggio che eviti ristagno di acqua a contatto delle radici.
  • 64
    E’ comunque buona regola evitare di piantare alberi da frutto nei terreni particolarmente argillosi o compatti, dove più facili sarebbero le manifestazioni di “asfissia radicale”, mentre, naturalmente, sono preferibili i terreni di buona struttura fisica, sciolti, fertili, freschi e profondi.
  • 65
    Il terreno va preparato qualche tempo prima della piantagione, preferibilmente entro l’estate.

    Fra i concimi congeniali all’impianto sono da preferirsi il letame ben decomposto e il terriccio organico da orto.
  • 66
    L’albero deve essere collocato al centro della buca, dove una canna o un filo contrassegnato ne assicurano la stabilità iniziale; nelle zone ventose, però, è preferibile un più robusto tutore di legno, che sorregga l’albero anche negli anni a venire.
  • 67
    Essi vanno mescolati al terreno fine (alcune palate per buca) e a qualche pugno di concime (da g 100 a 300 di concimi minerali complessi azoto-fosfo-potassio), avendo l’avvertenza di non depositare il tutto in fondo alla buca, ma di spargerli per tutta la sua profondità, in modo che possa beneficiarne tutto l’apparato radicale, pur senza mettere i concimi a diretto contatto con le radici.
  • 68
    Preparazione dell’albero:

    se le radici sono secche, bisogna immergerle per più ore in una vasca piena d’acqua; poi, occorre rifare correttamente con le cesoie i tagli mal riusciti delle radici rotte o danneggiate al momento dell’estirpazione dal vivaio.
  • 69
    Comunque, non raccorciare indiscriminatamente le radici, che devono essere il più possibile rispettate.

    Anche sulla parte aerea dell’albero e bene rimuovere i rami secchi o raccorciare, al di sopra di una nuova gemma, quelli danneggiati o rotti.
  • 70
    Durante la piantagione è bene che le persone addette siano come minimo due, una che regga l’albero in piedi e l’altra che provveda a ricoprire minuziosamente le radici con il terreno.
  • 71
    La buchetta va riempita progressivamente, scuotendo ogni tanto l’albero per fare aderire la terra fine alle radici.

    Per ultimo, la terra va leggermente compressa con i piedi, facendo anche un piccolo cuscinetto protettivo alla base della pianta che rimarrà per tutto l’inverno.
  • 72
    L’albero va legato al filo o al tutore; non bisogna fare crescere l’erba sotto ai filari almeno per qualche anno, per evitare soprattutto sottrazione di acqua e competizione con le giovani piante.
  • 73
    Fare sempre attenzione che il punto d’innesto si trovi almeno cm 10 sopra il livello del suolo, per evitare che si abbiano fenomeni di “affrancamento”; potrebbe infatti verificarsi l’autoradicazione del nesto, che modificherebbe lo sviluppo e il comportamento dell’albero rispetto a quelli vicini “non affrancati”.
  • 74
    Nelle regioni dove vi sia presenza di roditori (lepri, arvicole, topi campagnoli) si consiglia di spennellare i tronchi con vernici anti-lepre, mentre per i topi si possono spargere esche avvelenate o prodotti topicidi.
  • 75
    Nel caso specifico delle forme di allevamento a palmetta, a cordone o comunque a spalliera è bene installare, contestualmente all’impianto degli alberi o prima, le strutture di sostegno: pali o tutori, 3-4 fili direzionali tesi a varie altezze da terra (da m 0,50 fino a 2-2,50) e distanziati fra loro di cm 40-60.
  • 76
    Nel caso di piante addossate a muri, l’astone va piantato a distanza di almeno cm 15 dalla parete (per evitare carenze idriche o effetti termici riflessi); inoltre, se l’albero deve essere allevato a cordone, il fusto va leggermente inclinato verso il muro con apice orientato a nord, per favorire l’intercettazione della luce.
  • 77
    Sosta preimpianto degli alberi:

    in caso di forzata sosta degli alberi (per esempio, a causa dell’impraticabilità del terreno), questi devono essere provvisoriamente sistemati dentro fossette profonde cm 30-40 (le cosiddette “tagliole” a forma di v, formate da un lato obliquo e da un altro d’appoggio verticale), poste in un luogo possibilmente riparato ed entro le quali gli alberi sono allineati l’uno accanto all’altro, con l’apparato radicale accuratamente ricoperto con sabbia o terreno molto sciolto.
  • 78
    Per ripararla soprattutto dal gelo, la trincea può poi essere eventualmente “pacciamata” con materiale inerte protettivo (plastica, foglie, residui organici).

    Bisogna però aver cura che il terreno sia sufficientemente umido, per evitare disidratazione dell’apparato radicale.
  • 79
    Distanze di piantagione:

    gli alberi devono essere messi a dimora distanziati tra loro, affinché non si disturbino a vicenda durante lo sviluppo.

    Per gli arbusti da frutto le distanze possono essere assimilate a quelle dei cordoni o dei cespugli.
  • 80
    Le distanze riportate nella tabella sottostante hanno solo un valore indicativo, variando sensibilmente sia in rapporto alla forma di allevamento, sia al tipo di suolo (più o meno fertile e fresco) e al portainnesto.
  • 81
    I danni degli uccelli ai frutti, che sono molto frequenti in prossimità di centri abitati, possono essere prevenuti solo ricoprendo gli alberi con reti di nailon o poliesteri a maglie fini, oppure con spaventapasseri ad “allarmi sonori intermittenti”, o con irrorazioni di prodotti repellenti, ecc.
  • 82
    Se si tratta di pochi frutti, si può anche ricorrere all’insacchettamento, come si usa ancora nei frutteti giapponesi.

    Problemi molto comuni sono quelli fitosanitari, perché, salvo poche eccezioni, le piante da frutto sono sensibili a malattie fungine, batteriche, ad attacchi di insetti, acari, nematodi e virus, che richiedono conoscenze specifiche per essere adeguatamente prevenute o combattute.
  • 83
    Occorre quindi l’intervento di un esperto fitoiatra anche per consigliare la scelta dei prodotti antiparassitari, i cui tempi di carenza (periodo intercorrente fra la data del trattamento e della raccolta del frutto) devono essere rigorosamente rispettati secondo la legge.
  • 84
    Le conoscenze tecniche non devono essere disgiunte quindi da un prudente rispetto delle norme igienicosanitarie di prevenzione dei pericoli di inquinamento dell’ambiente e di intossicazione degli alberi e soprattutto delle persone addette all’uso dei farmaci o che si cibano dei frutti.
  • 85
    Per ridurre questi rischi si stanno ora diffondendo nuovi metodi di lotta basata sugli interventi chimici solo quando si superano certe soglie di tolleranza nei confronti di fitofagi e patogeni (lotta guidata) per rispettare il più possibile l’equilibrio ambientale e le altre specie utili.
  • 86
    Inoltre, trattamenti ripetuti provocano una selezione a rovescio dei parassiti, di cui finiscono per riprodursi, fino a limiti incontrollabili e assai più virulenti, le razze più resistenti; è quanto si è già verificato per alcuni acari (per esempio, il ragno rosso) e altri fitofagi (come la psilla del pero) e patogeni fungini (come l’agente della ticchiolatura delle mele).
  • 87
    Purtroppo, l’uso dei metodi di lotta biologica con la diffusione di specie di predatori o di altri insetti utili, oppure di funghi o batteri a effetti antibiotici sui propri simili nocivi non è ancora attuabile, in pratica, se non in casi molto limitati o del tutto particolari (per esempio, prevenzione dei tumori batterici dell’apparato radicale di alcuni fruttiferi, cura del “mal del piombo”), cosi come, pur se molto promettenti, ancora in embrione sono i metodi di lotta basati sugli attrattivi sessuali (ferormoni), che impediscono gli accoppiamenti di certi insetti.
  • 88
    In definitiva, occorre curare bene il frutteto, ovunque sia possibile, con mezzi agronomici (per esempio, asportare i rami visibilmente infetti e i frutti mummificati sugli alberi, interrare i residui organici e le erbe infestanti, bruciare i residui della legna di potatura) e ricorrere ai mezzi chimici solo in condizioni di accertata necessità ed entro i limiti di sicurezza.
  • 89
    Per analoghi motivi, specie se il frutteto è piccolo e ospita anche specie erbacee, evitare possibilmente l’uso dei diserbanti chimici.

    Piuttosto, controllare spesso gli alberi in primavera ed estate, ricorrendo tempestivamente ai consigli dell’agronomo o del fitoiatra ove non si abbia sufficiente esperienza professionale.
  • 90
    Può capitare che alberi da frutto già adulti o in avanzato stadio di allevamento siano improduttivi.

    In tal caso, occorre anzitutto accertare:

    a) che non esistano impedimenti biologici (per esempio, mancanza di varietà impollinatoci oppure scelta di cloni poco fertili), nel qual caso bisogna rimuovere gli alberi (per esempio, con opportuni “reinnesti”);
  • 91
    B) che le gemme a frutto non siano state danneggiate dal decorso invernale (per esempio, la mancanza di freddo nelle regioni meridionali o gli eccessivi abbassamenti termici in quelle settentrionali);

    c) che la fioritura sia stata regolare e non disturbata da gelate o da altre avversità climatiche.
  • 92
    Ciò premesso, si deve verificare se nel frutteto ci sono i presupposti agronomici che favoriscono l’induzione a fiore (cioè il processo di formazione delle gemme a frutto), cercando di porvi rimedio o di procedere per tentativi.
  • 93
    Per esempio, se gli alberi sono stati sottoposti a potature energiche con molti tagli di raccorciamento durante i primi anni, si può esser certi che la messa a frutto degli alberi sarà ritardata (anche di alcuni’ anni); cosi pure, se la concimazione è fortemente squilibrata a favore dell’azoto, l’albero propenderà ad accentuare la fase vegetativa a danno di quella riproduttiva; oppure, ancora, se l’albero è stato vittima di forti attacchi parassitari o è stato defogliato da violente grandinate, difficilmente riuscirà a fruttificare normalmente.
  • 94
    In conclusione, bisogna prima accertare le cause e poi mettere in atto gli eventuali rimedi.

    Talvolta, pur in mancanza di cause chiaramente individuabili, gli alberi, specie se molto vigorosi (per esempio, alcune cultivar di melo triploidi, di ciliegio, di olivo, di clementina fra gli agrumi, ecc.), anche se posti in terreni fertili e freschi, stentano a mettersi a frutto.
  • 95
    In tali casi si può ricorrere, con talune cautele, a particolari interventi di potatura (curvatura delle branche, intaccatura sotto branca, anulazione o inversione dell’anello corticale nei tronchi, ecc.) che, indebolendo in qualche modo l’albero, senza ridurre l’apparato assimilatore fogliare, stimolano l’induzione a frutto delle gemme e incrementano l’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto.
  • 96
    Le decorticazioni anulari, riguardanti un anello di corteccia alto almeno mm 5-6, sono le più pericolose, perché possono indebolire troppo l’albero, privandolo talora della crescita radicale con effetti anche letali: vanno fatte con cura, mediante coltelli affilati, ricoprendo la ferita con mastice.
  • 97
    Effetti positivi può raggiungere anche il taglio delle radici, cioè l’amputazione, ai fianchi del filare, di una fascia di radici mediante l’uso di macchine fresatrici o di appositi vomeri portati da motocoltivatori o trattrici.
  • 98
    Negli alberi allevati a forma libera, a cespuglio, a piramide e talvolta anche a fuso, il carico dei frutti può piegare la resistenza delle branche fino a indurne la scosciatura o la rottura.
  • 99
    In tal caso, bisogna tempestivamente provvedere, già in fase di allevamento, con tiranti o sostegni.

    Nelle forme a palmetta, invece, questo di regola non si rende necessario, perché le branche sono già intersecate e legate fra loro oppure sono sostenute dai fili di ferro predisposti longitudinalmente.

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