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Come coltivare il fico:

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Foto Come coltivare il fico:
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Il fico è un tipico albero da frutto mediterraneo, rustico, di facile adattamento ambientale, da secoli coltivato nell’italia meridionale e insulare.

Istruzioni

  • 1
    Nell’italia settentrionale si trova quasi costantemente nelle aie delle case coloniche, nei giardini delle case padronali e negli orti e frutteti del suburbio come albero ombreggiarne (spesso a fianco del noce) o, talvolta, accostato ai muri di palazzi cittadini.
  • 2
    Teme solo il freddo invernale e, quando le minime termiche vanno oltre i -15°, ci si può aspettare danni gravi a rami, branche e tronco; anzi, a volte, come nella valle padana, può sopravvenire anche la morte dell’albero, che di solito però si rigenera con il riscoppio di vegetazione dalla base dell’albero o con i cosiddetti “polloni radicali”.
  • 3
    Il fico, che tollera la siccità estiva grazie alle radici molto profonde e a una limitata traspirazione fogliare, preferisce ambienti dai mesi estivi e autunnali molto caldi e con poca umidità: la pioggia, infatti, fa screpolare il frutto e, addirittura, lo fa facilmente marcire sull’albero.
  • 4
    Per quanto riguarda il terreno, si adatta praticamente ovunque, anche in quelli più ingrati, ciottolosi, rocciosi, calcarei (dove è anche spontaneo), purché non eccessivamente umidi.
  • 5
    Caratteristica è la fruttificazione, che si realizza in due tempi, giugno e agosto-settembre; inoltre, molte varietà sono provviste di sole infiorescenze femminili che si avvalgono, per la fecondazione, del polline del caprifico o fico selvatico.
  • 6
    I primi frutti, che maturano all’inizio dell’estate, si chiamano “fioroni” (e sono dell’anno precedente); gli altri, “fichi veri”.

    Specialmente nell’italia settentrionale, alcune varietà non producono fioroni, ma solo fichi, da agosto in poi.
  • 7
    Le varietà coltivate:

    esistono fondamentalmente due gruppi varietali a frutto edule, cioè commestibile: quelli a frutto bianco (in realtà, con buccia verde-giallo chiaro) e quelli a frutto nero (in realtà, con buccia rosso scura o violacea).
  • 8
    Ogni regione, poi, ha proprie varietà o meglio popolazioni varietali propagate dagli stessi agricoltori sen¬za selezione clonale; il miglioramento genetico del fico, infatti, almeno in italia, è stato finora quasi inesistente e le varietà sono quindi coltivate in genere da vecchia data.
  • 9
    Ne ricordiamo alcune fra quelle che danno una sola produzione annua: “brogiotto bianco”, “brogiotto nero”, “verdino”.

    Fra quelle a due produzioni, invece, sono note soprattutto “dottato”, “albo”, “s. Piero”. “Nerello”.
  • 10
    Altre cultivar note sono “fico dalla goccia” e “mattalo”.

    E’ bene ricordare che nell’ italia meridionale varie cultivar (“smirne”, “s. Pero”, “gentile”, “portoghese”, ecc. ) Fruttificano solo se si pratica la caprificazione, cioè se in giugno si favorisce l’impollinazione appendendo negli alberi di tali varietà dei rami con i profichi o fioroni del caprifico ( fico selvatico, non edule), entro i quali sono gli insetti (blastofaghe) incaricati di svolgere l’impollinazione anche sui fichi domestici (le infiorescenze femminili si trovano infatti all’interno del grande ricettacolo, detto siconio, che diventerà il frutto).
  • 11
    I fichi si possono propagare per seme, ma le piante che si ottengono sono diverse dai genitori; per propagare le varietà si deve ovviamente ricorrere a metodi di propagazione vegetativa, che peraltro sono molto facili da attuare; fra questi, si ricorda l’uso delle talee di ramo, da piantare solo durante il riposo vegetativo (per esempio, a fine autunno), oppure dei polloni radicali, della propaggine o dello stesso innesto.
  • 12
    Di solito, gli alberi si piantano in autunno o preferibilmente a fine inverno entro buchette relativamente profonde, drenate sul fondo con ciottoli, tubi forati, ecc., mescolando al terreno concime organico (kg 1 o anche di più) o letame e un po’ di perfosfato (circa g 250 per buca).
  • 13
    L’albero a dimora deve essere tagliato all’altezza cui si vuole ottenere l’impalcatura scheletrica.

    Lo spazio assegnato all’ albero deve essere proporzionato allo sviluppo della chioma, che può raggiungere anche m 8-10 in altezza e un po’ meno in diametro.
  • 14
    Il fico, negli ambienti meridionali o in quelli settentrionali riparati da muri, può essere allevato a “forma naturale” con tronco alto, a “vaso” con tronco basso o a “cespuglio”, costituito da una serie di 2-3 tronchi che si diramano (come se fosse una ceppaia) obliquamente, a raggiera, in modo abbastanza ingombrante, ma, essendo la chioma cespugliosa, facilmente raggiungibile da terra per la raccolta dei frutti.
  • 15
    Questa forma, se accostata al muro, può essere trasformata in un ventaglio di branche o in una palmetta.

    In conclusione, il fico può essere allevato in tanti modi, anche se spesso prevale la forma naturale, che non richiede interventi.
  • 16
    La potatura d’allevamento consiste in pochissimi tagli, meglio se estivi, con finalità correttive della formazione scheletrica.

    Per esempio, asportazione dei germogli superflui; cimatura di quelli da cui si vogliono ottenere rami laterali; piegatura dei rami cui si vuol dare una giusta inclinazione attraverso legature, tiranti, canne e distanziatori, specialmente nel caso in cui si vogliono formare una spalliera o una palmetta affiancata a muri.
  • 17
    La potatura e la fruttificazione:

    la potatura di fruttificazione si fa di rado: quando ci sono rami o branche secche, oppure per sfoltire la chioma troppo fitta o da ristrutturare.
  • 18
    I frutti si formano all’ascella delle foglie dei nuovi germogli e la raccolta può essere fatta quasi ogni giorno, via via che avvienie la maturazione.

    I frutti maturi si riconoscono non solo perché relativamente maggiori dimensioni, ma per il loro colore più marcato (per esempio, verde ambrato o rosso-violaceo), per qualche iniziale screpolatura e soprattutto per l’intenerimento che si avverte al tatto.
  • 19
    I fichi maturi e non raccolti si deteriorano perché sono preda di uccelli, api e altri insetti, che se ne cibano attratti dalla polpa zuccherina.

    La raccolta si fa a strappo, tenendo però ben serrato il peduncolo e il collo fra due dita, per evitare il sollevamento della buccia.
  • 20
    I fichi si conservano male e bisogna ricorrere all’essiccazione, da farsi stendendoli al sole e in ambienti molto caldi.

    Circa le malattie, il fico può essere colpito da marciume al colletto o radicale in terreni umidi (nel qual caso non vi sono praticamente metodi di cura) e, per quanto riguarda gli insetti, attaccato da cocciniglie, mosche e, talvolta, da tignole varie.

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