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Come coltivare in casa la felce insolita

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Chiamato comunemente felce a corna di cervo o felce a corna d’alce il platycerium bifurcatum è originario delle regioni temperate dell’australia, dove ha un habitat sopraelevato sulle piante d’alto fusto, perchè cresce in cerca della luce. In appartamento lo si può coltivare con facilità in un vaso pensile o fissandolo ad un pezzo di sughero o a un vecchio tronco.

Istruzioni

  • 1
    La base della pianta è costituita da foglie sterili di colore bruno che servono da sostegno alle altre e come appiglio al sostegno naturale o artificiale. Le foglie verdi sono ricoperte da una sottile peluria che non deve essere rimossa perchè porterebbe la pianta alla morte.
  • 2
    La forma inconsueta della pianta cattura l’attenzione, soprattutto quando è posta in una posizione ben visibile in casa, anche in composizioni miste. La felce a corna d’alce può essere attaccata dalla cocciniglia: i parassiti vanno rimossi manualmente, con cotone e alcol, limitando al minimo l’asportazione della peluria bianca.
  • 3
    Il genere platycerium comprende 17 specie di felci epifite delle regioni tropicali di africa, asia e australia settentrionale e della penisola malacca. 1 platycerium bifurcatum, in un vaso da 16 cm di diametro, costa 10.00 euro.
  • 4
    Pianta molto decorativa ha la vegetazione sempreverde, rigogliosa e disuguale. Le foglie basali sono inserite su un rizoma con molte radici sottili, radici che hanno il compito di assorbire acqua e raccogliere l’humus, così da formare una sorta di spugna naturale.
  • 5
    Raggiunge un’altezza e un diametro di 80 cm con condizioni ambientali ottimali, restando altrimenti più piccola. Le foglie sono grandi, appiattite, biforcute, coriacee, con il margine sinuoso, ricordano nella forma, le corna dell’alce.
  • 6
    Nella parte terminale della pagina inferiore le foglie verdi fertili formano i sori, prima verdi e poi scuri, che racchiudono le spore. Il platycerium non forma fiori bensì un protallo che si origina dalle spore e che contiene sia gli organi maschili sia gli organi femminili.
  • 7
    La posizione:
    il platycerium richiede ambienti luminosi, ma non la luce diretta soprattutto in estate. In estate si può portare all’aperto, anche appeso alla chioma di un albero.
  • 8
    Le annaffiature:
    il platycerium va immerso in acqua a temperatura ambiente con il vaso o il supporto una volta alla settimana, lasciando asciugare il terriccio tra un intervallo e l’altro. Non irrigare dall’alto. Quando la pianta è in carenza idrica le foglie perdono consistenza e ricadono. Irrorare le foglie una volta al giorno quando la pianta è in un ambiente secco o molto caldo, sopra i 24°, con acqua distillata o piovana.
  • 9
    Il terriccio:
    una miscela di terriccio di foglie, torba, corteccia, radici, legni spugnosi e parzialmente decomposti, o terriccio specifico per piante epifite.
    La concimazione:
    impiegare un prodotto liquido per piante verdi una volta al mese.
    La temperatura:
    la minima tollerata dal platycerium è di 12°, ma è meglio evitare di scendere sotto i 16°. Quando la temperatura sale sopra i 24° vaporizzare acqua una volta al giorno. Soffre le correnti d’aria.
  • 10
    La divisione:
    il platycerium può essere moltiplicato per divisione, ma solo quando sono presenti stoloni ben formati da separare dalla pianta madre. Tentativi prematuri sono destinati a fallire e impoveriscono la felce.
  • 11
    In primavera e per tutta l’estate separare dalla pianta madre singoli stoloni dotati di radichette. Metterli a dimora in un cesto con l’apposito terriccio per piante epifite, formato di detriti vegetali, per creare cespi.
  • 12
    In alternativa fissare lo stolone a un supporto, tipo corteccia o tronco, dopo aver avvolto con materiale vegetale fibroso la porzione radicata.
    Si possono anche raccogliere e seminare le spore, ma il procedimento, lungo e complesso, è consigliato solo agli esperti.
  • 13
    Raccogliere le spore:
    tagliare una fronda, farla asciugare su un foglio di carta. Le spore cadranno sul foglio come polvere fine. Dopo aver tolto la fronda, piegando il foglio, le spore si potranno seminare direttamente.

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