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Come comportarsi in caso di convulsioni ed epilessia nel bambino

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Come comportarsi in caso di convulsioni ed epilessia nel bambino, come riconoscere le crisi, l’importanza di una diagnosi veloce.

Istruzioni

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    L’epilessia è una malattia molto antica già descritta con estrema precisione dai greci e dai romani. Ii suo nome, di origine greca, significa «essere colti di sorpresa» e sottolinea molto bene la caratteristica fondamentale
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    Della malattia: una reazione improvvisa del sistema nervoso a stimoli diversi, che si traducono, sul piano clinico, in manifestazioni di volta in volta variabili.l’epilessia può essere definita come un disordine ricorrente
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    Della funzione cerebrale, è caratterizzata dall’insorgenza improvvisa di crisi convulsive, che possono accompagnarsi ad alterazioni dello stato di coscienza, fenomeni sensoriali o anche di deviazione del comportamento. La
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    Crisi convulsiva è una scarica troppo sincronizzata prodotta da un insieme di cellule cerebrali. In altre parole nella crisi convulsiva il cervello libera all’improvviso una notevole quantità di «energia elettrica». L’attività
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    Elettrica del cervello ii cervello infatti può essere inteso come un generatore elettrochimico e l’attività elettrica cerebrale dipende dall’immagazzinamento e dalla liberazione di energia elettrica attraverso la
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    Cellula cerebrale nervosa: zuccheri ed ossigeno sono gli elementi principali da cui si ottiene tale energia. Nei primi anni di vita del bambino la frequenza di crisi convulsive è piuttosto elevata: il 70% circa di tutte le
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    Crisi. Ii cervello del bambino infatti ha una soglia convulsivante molto bassa; inoltre il bambino, specie se piccolo, è molto più vulnerabile e più esposto dell’adulto. Inoltre, dato che il cervello del bambino e soprattutto
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    Del neonato è in via di maturazione (sia anatomica che biochimica), le crisi possono essere molto diverse tra loro. Si parla tuttavia di epilessia solo quando si ha l’accertamento clinico ed elettroencefalografico di numerosi
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    Attacchi epilettici: una crisi convulsiva infatti non significa necessariamente epilessia. L’epilessia non è mai una singola crisi, ma una serie di crisi che tendono a ripetersi. Da numerose ricerche condotte sia in
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    Italia che all’estero emerge che una persona su venti, nel corso della vita, presenta almeno una crisi convulsiva di origine cerebrale; di queste una solo su otto va incontro ad una vera e propria epilessia. Ii termine di epilessia
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    Pertanto va riservato alle crisi che originano primitivamente sia da alterazioni organiche dimostrabili (tumori, ematomi, ecc.) che non dimostrabili (epilessia idiopatica o essenziale).
    Ii termine di convulsione invece si riserva
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    A quelle manifestazioni accessuali che esprimono un modo di reagire del cervello ad alterazioni o stimoli nocivi extracerebrali (per esempio febbre, diminuzione del livello di calcio nel sangue, ecc.) e che generalmente, dopo
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    Avere corretto le cause scatenanti, scompaiono o non si ripetono, senza ricorrere a terapie antiepilettiche a lungo termine. Non sempre è possibile ritrovare cause specifiche per l’epilessia, talvolta, per esempio, è
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    Associata ad altre malattie. In generale si può dire che alcune cause, dette prenatali, si possono manifestare durante la gravidanza ed essere espressione di errori genetici, di danni cerebrali acquisiti dal feto, di un difetto
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    Dello sviluppo del cervello o per processi distruttivi del cervello stesso dovuti ad esempio a cause vascolari. Anche durante lo svolgimento del parto possono verificarsi lesioni cerebrali, causa di epilessia: i traumi
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    Perinatali possono provocare lesioni dei tessuto nervoso, emorragie, mancanza acuta di ossigeno, ematomi. Le cause postnatali, dopo la nascita cioè, possono intervenire come conseguenza di infezioni virali primitive
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    Dell’encefalo; talvolta però queste infezioni sono secondarie, intervengono cioè a complicare malattie infettive come il morbillo, la rosolia ecc., o dopo vaccinazioni come l’antivaiolosa, antimorbillo, ecc. Ii bambino può
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    Presentare le prime crisi sia al momento della malattia che qualche anno dopo, senza che vi fossero stati segni evidenti di sofferenza del cervello. Tra le cause che possono intervenire dopo la nascita ci sono i traumi del
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    Cranio, in particolare quelli che avvengono con frattura ossea: le crisi si presentano più frequentemente nella prima settimana dopo il trauma, possono però manifestarsi anche alcuni anni dopo. I tumori cerebrali, invece,
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    Raramente possono essere origine di epilessia. Talvolta è possibile fare delle correlazioni molto importanti tra il modo in cui l’epilessia ha iniziato a manifestarsi e l’area del cervello colpita, quindi conoscere la
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    Causa specifica che l’ha determinata. Le crisi convulsive possono essere generalizzate, coinvolgendo sia lo stato di coscienza del bambino, sia la sua attività motoria, fin dall’inizio, come accade negli attacchi del cosiddetto
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    «grande male». La crisi convulsiva in questo caso prende origine dalle parti più profonde del cervello e sovente è l’espressione di un difetto congenito del cervello o di qualche alterazione nell’equilibrio metabolico.
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    La crisi di «grande male» la crisi di grande male è la classica crisi convulsiva generalizzata: il bambino improvvisamente perde la conoscenza e cade a terra. A volte la crisi è preceduta da un urlo, altre volte invece il
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    Bambino può avere la cosiddetta «aura» (cioè un sintomo soggettivo, in genere sempre lo stesso per ogni bambino: cefalea, dolore allo stomaco, senso di vuoto alla testa, ecc.). L’aura precede la crisi ed è dovuta ad
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    Interessamento di particolari strutture o «centri» del cervello; costituisce un segnale d’allarme e permette pertanto al bambino che abbia imparato a riconoscerla di mettersi in una situazione di sicurezza.
    Alla perdita di coscienza
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    Con caduta a terra, da qui l’importanza di saper riconoscere l’insorgenza di una crisi, segue una fase di contrazioni degli arti, detta «tonico clonica»: nella fase tonica si ha l’irrigidimento di tutti i muscoli scheletrici, nella
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    Fase clonica si hanno violente scosse ritmiche, «movimenti convulsivi» degli arti e dei muscoli facciali (a questo è dovuta la frequente morsicatura della lingua). Alla fine della crisi il bambino può trarre un profondo respiro e
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    Sprofondare in un sonno ristoratore. Quando il bambino si sveglia può sentirsi stanco, talvolta accusa male al capo, ma soprattutto non ha alcun ricordo di ciò che gli è successo. La durata di queste crisi può essere
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    Variabile, ma sempre nell’ordine di secondi. Le crisi generalizzate di «grande male» sono più frequenti nella pubertà e nell’adolescenza; in genere comunque non sono mai molto frequenti, una o due volte all’anno, e sono
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    Favorite da fattori casuali come il sonno, le mestruazioni, o la brusca sospensione della terapia specifica. La crisi di «piccolo male» un altro tipo di crisi generalizzata, ma molto diversa dalla prima, è rappresentata dal
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    «piccolo male» o «assenze». Sono più colpiti i bambini dai cinque anni in poi. Ii bambino colpito da tale crisi, improvvisamente, per un periodo di cinque, quindici secondi, interrompe l’attività che sta svolgendo in quel
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    Momento (per esempio resta con la penna ferma sul foglio se sta scrivendo, con la frase a metà se sta parlando); ha lo sguardo fisso e non avverte assolutamente nulla; ha perdita della coscienza e della memoria; non presenta
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    Movimenti convulsivi. Così com’è cominciata, la crisi termina ed il bambino riprende la sua attività interrotta al punto in cui l’aveva sospesa.
    È Molto importante sottolineare che l’intelligenza del bambino non subisce
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    Nessuna modificazione e, se compaiono disturbi del carattere, questi sono dovuti per lo più all’ambiente familiare e sociale che gli sta attorno, incapace di affrontare in modo adeguato questo tipo di problema. La crisi
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    Generalizzata può anche manifestarsi sotto forma di scosse muscolari che colpiscono entrambi i lati del corpo nei muscoli del tronco e nelle radici degli arti, del capo e del collo. Ii bambino rimane cosciente, ma perde
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    Improvvisamente l’equilibrio come se «ricevesse un colpo improvviso dietro il ginocchio»; talvolta il bambino può avere queste crisi e talvolta anche quelle di grande male.
    Le crisi focali: quando le crisi originano da una
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    Lesione della corteccia cerebrale strettamente localizzata, sono dette crisi focali. Più frequenti nell’età dell’adolescenza e nell’età adulta, gli attacchi focali iniziano con specifici fenomeni motori, o sensoriali o
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    Psicomotori. Negli attacchi detti «jacksoniani», per esempio, le scosse muscolari iniziano a partire da una mano, da un piede o dal volto, e si diffondono tipicamente ad altri muscoli vicini con direzione dal centro alla
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    Periferia, cioè centrifuga. Gli attacchi psicomotori sono caratterizzati invece dalla perdita di contatto con l’ambiente esterno per la durata anche di qualche minuto: il bambino rimane come incantato, si muove inconsciamente
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    Effettuando movimenti automatici senza scopo ed emette dei suoni incomprensibili. In genere non comprende ciò che gli viene detto e tende ad opporsi ad ogni aiuto. Dopo che l’attacco è apparentemente cessato, per uno o
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    Due minuti ancora il bambino presenta un’evidente confusione mentale.
    Le crisi parziali o focali sensitive sono caratterizzate da strane sensazioni che colpiscono gli organi di senso come la vista, l’udito o l’olfatto;
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    Talvolta queste crisi interessano il sistema nervoso viscerale, come l’epilessia addominale (il bambino viene colpito da dolori addominali attorno all’ombelico simili al crampo, talora accompagnati da conati di vomito).
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    Come si possono curare le convulsioni. In tutti questi casi è sufficiente riportare alla norma gli equilibri alterati della sostanza in causa, per interrompere le crisi che non dovrebbero più ripetersi. In questo risiede la
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    Benignità delle crisi, dette appunto occasionali. Nei casi invece di epilessia vera e propria, è necessario instaurare una terapia farmacologica adeguata e mantenerla per molti anni; in genere può essere sospesa solo dopo
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    Un certo intervallo dall’ultima crisi. Se si riesce a fare una diagnosi tempestiva e a instaurare una terapia specifica, circa l’ottanta percento dei soggetti colpiti da epilessia possono essere liberati dagli attacchi e
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    Condurre una vita normale. Ii primo esame da fare, più diffuso e relativamente più semplice, è rappresentato dall’elettroencefalogramma. Attraverso l’elettroencefalografia si è ottenuta infatti la possibilità di
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    Registrare graficamente una parte dell’energia elettrica sviluppata dal tessuto cerebrale e trasmessa dalla corteccia cerebrale. È Molto importante sottolineare che l’elettroencefalogramma registrato in un intervallo libero
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    Da crisi, risulta normale nel 15% dei casi circa: la testimonianza di un solo tracciato elettroencefalografico non può essere quindi sufficiente per escludere o confermare una diagnosi di epilessia. L’elettroencefalogramma ha pertanto il valore di un semplice sussidio diagnostico, qualora i sintomi siano chiari e specifici per l’epilessia.

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