Come constatare se il proprio figlio è in grado di risolvere i problemi in maniera autono...

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Problem solving: questo termine indica le capacità delle persone a risolvere i problemi; di seguito, ecco come vedere se il proprio figlio ha sviluppato questa capacità

Cosa serve per completare questa guida:

- problemi;
- dialogo;
- risposte;
- domande;
- confronti.



Istruzioni

  • 1
    Una cosa fondamentale che i genitori devono insegnare ai propri figli è quello di riuscire a risolvere i problemi della vita, affinché possano affrontare la vita al meglio e possano raggiungere determinati obbiettivi.
  • 2
    Il problem solving è infatti una cosa importante: senza di questa infatti, il proprio figlio crescerebbe dovendo sempre appoggiarsi sui genitori, i quali cercheranno di porre rimedio ai problemi che può avere il proprio figlio.
  • 3
    Bisogna saper insegnare al proprio figlio come risolvere i vari problemi che si possono manifestare in un qualsiasi momento della sua vita, ed a confidare nelle sue capacità di risoluzione delle varie situazioni.
  • 4
    La prima cosa da fare, affinché il proprio figlio possa riuscire a crescere con questo fattore, è quella che consiste nel fatto che il genitore deve cercare di capire se questo è in grado di risolvere determinate situazioni.
  • 5
    Questa concetto consiste nel fatto di proporre determinati quesiti al proprio figlio, come ad esempio, proporre una situazione nella quale il figlio deve riuscire a trovare una soluzione senza l’aiuto dei genitori.
  • 6
    Facciamo subito un esempio pratico di questa fase, per testare appunto le capacità del proprio figlio, affinché il genitore possa constatare appunto questa sua spiccata capacità nel risolvere i problemi.
  • 7
    Supponiamo che il genitore inizi a fare un lungo discorso, riguardante appunto una situazione che può capitargli normalmente in un giorno della sua vita, e terminare il discorso con una semplice domanda, ovvero “come faresti”.
  • 8
    Il figlio, una volta che verrà interpellato, potrebbe inizialmente rimanere in silenzio, poiché potrebbe trovarsi impreparato, e probabilmente, potrebbe anche trovarsi in imbarazzo nel dover rispondere a determinate domande.
  • 9
    Il genitore deve evitare tre cose che potrebbero impedire al figlio di poter ragionare, e che quindi, non gli darebbero la possibilità di potersi esprimere e di trovare una soluzione al problema posto dal genitore.
  • 10
    La prima riguarda l’esercitare una sorta di pressione si di esso, ad esempio, incominciando a dire frasi del tipo “allora, sto aspettando una risposta”, o altre frasi di questo genere, che non vanno affatto bene.
  • 11
    La seconda riguarda il fatto di restare in silenzio per diverso tempo: non c’è nulla di più pesante di un clima di freddezza con conseguente silenzio, che terrorizzerebbe il proprio figlio nel momento in cui sta pensando a cosa dire.
  • 12
    Infine, anche dirgli che forse è meglio lasciar perdere non è un comportamento da avere, poiché questo potrebbe demoralizzare il proprio figlio, che non si sentirebbe all’altezza di risolvere quel determinato problema.
  • 13
    Al contrario, il genitore, deve cercare di mettere a suo agio al suo figlio, e magari cercare di proporre quel determinato quesito in un altro modo, magari con termini più facili e con maggiori dettagli.
  • 14
    Da notare anche che incide anche il modo in cui la domanda viene posta: da evitare assolutamente di avere un tono di voce magari aggressivo o severo, se il genitore ci tiene a sentire determinate risposte.
  • 15
    Da evitare inoltre anche di aver un tono tipo rimprovero, chiamando il proprio figlio allo stesso modo in cui lo si chiama quando il genitore lo deve rimproverare per aver commesso un determinato errore.
  • 16
    Al contrario, il genitore deve essere tanto cordiale e sereno quanto deciso nel porre il quesito per il quale il proprio figlio dovrà trovare una soluzione consona, per poter stabilire quanta fiducia ha in sé stesso.
  • 17
    Infine, prima di tornare al discorso principale, da sottolineare anche una situazione dove è sconsigliato chiedere determinate cose al figlio, e una che invece è consigliata per poter sentire il figlio parlare.
  • 18
    Partiamo da quella sconsigliata: evitare di porre tale quesito di fronte al figlio in presenza di molta gente, quali parenti o amici dello stesso, per il semplice fatto che potrebbe trovarsi in imbarazzo.
  • 19
    E’ invece opportuno porre quel determinato quesito in un clima di assoluta libertà di opinione, magari, soltanto quando sono presenti i soli genitori, col fine di evitare situazioni che potrebbero imbarazzare il figlio.
  • 20
    Riprendiamo ora il discorso principale, ripartendo dal momento in cui il proprio figlio si trova di fronte al quesito, e sta pensando a trovare una soluzione affinché possa risolverlo in maniera esatta.
  • 21
    Dopo alcuni momenti in cui il figlio ha ragionato su cosa dire, questo potrebbe iniziare a parlare, cercando di trovare una soluzione al problema che è stato proposto dal genitore, spiegando i vari passaggi che farebbe.
  • 22
    Il genitore deve cercare di capire i vari passaggi, mostrandosi appunto attento, cercando di pensare, allo stesso tempo, ad altri quesiti o altre situazioni che potrebbe presentarsi come causa di quell’azione.
  • 23
    Potrebbe anche capitare che il genitore dovesse perdere un passaggio di tutto il discorso che il figlio sta facendo, oppure che un passaggio gli sia poco chiaro, o che uno di questi dovesse mancare nella spiegazione del proprio figlio.
  • 24
    Il genitore, in questa situazione, dovrà cercare di interrompere il figlio, e chiedere di poter ripetere quel determinato passo o pezzo del discorso che gli è poco chiaro, affinché il figlio possa ripeterlo uguale.
  • 25
    Praticamente, si tratta di un inversione delle parti: infatti, stavolta il genitore avrà il ruolo di colui che ascolta e che chiede, e il figlio di colui che spiega e fa delle domande al genitore se è stato abbastanza chiaro.
  • 26
    L’inversione di ruolo è molto utile per testare la sicurezza del proprio figlio, e per vedere se questo è in grado di risolvere un determinato problema, come se il figlio lo dovesse spiegare a suo figlio.
  • 27
    Comunque, se il genitore ha capito tutto ciò che il figlio ha capito, potrebbe optare per due scelte ben distinte, che avranno comunque all’incirca lo stesso obbiettivo, ovvero confrontare le proprie azioni nel risolvere un problema.
  • 28
    La prima consiste nel continuare nell’inversione dei ruoli, ponendo delle altre domande, e cercando di sentire delle risposte che, secondo il genitore, possono essere corrette per poter risolvere quel problema.
  • 29
    Il genitore, nel porre queste domande, dovrà essere molto dettagliato, ed evitare di essere vago, affinché possa ottenere delle risposte allo stesso modo molto dettagliate e ugualmente poco vaghe da parte del figlio.
  • 30
    Lo scopo di queste domande dettagliate serve appunto ad aumentare la difficoltà nel risolvere una determinata situazione da parte del figlio, e di cercare di mettere tutte le eventualità che possono capitare.
  • 31
    Uno scopo secondario di questo metodo serve appunto per poter vedere come il proprio figlio riesce a risolvere una determinata situazione che si complica, o dalla quale derivano delle altre cause secondarie.
  • 32
    Bisogna cercare sempre di attendere che il proprio figlio abbia le risposte da dare, evitando di fare pressione e di metterlo in imbarazzo, e bisogna cercare di ascoltarlo, per poter capire se è veramente in grado di poter risolvere un problema.
  • 33
    Finiti i vari quesiti, il genitore potrà, per un breve periodo di tempo, valutare le varie risposte che il figlio ha fornito, e cercare di riassumerle, cercando di avere una conferma di ciò che ha detto il figlio.
  • 34
    Una volta che il genitore avrà avuto la conferma delle risposte che il figlio ha fornito precedentemente, si potrà passare alla seconda parte per verificare se il figlio è in grado di risolvere determinati problemi.
  • 35
    Questa seconda fase consiste nel fare un confronto tra il modo di risolvere una determinata situazione dal punto di vista del proprio figlio con il risolvere il problema secondo il punto di vista del genitore.
  • 36
    Nel fare questo, il genitore dovrà innanzitutto evitare di imporre il suo modo di risolvere i vari problemi con la forza, solo perché dalla sua parte vi è l’esperienza, e quindi sa già come poter risolvere i problemi.
  • 37
    Deve anche evitare di dire al proprio figlio che è tutto sbagliato il suo modo di pensare e di risolvere le cose, e che procedendo così, complicherebbe ulteriormente il problema senza porvi una soluzione.
  • 38
    Al contrario, il genitore deve cercare di dare la sua versione di come si risolvono determinate situazioni cercando di essere chiaro e allo stesso tempo spiegando perché si dovrebbe procedere in quel modo.
  • 39
    Il genitore deve poi correggere il proprio figlio, spiegando, sempre in modo tranquillo, dove secondo lui, il figlio commette degli errori, e come invece dovrebbe procedere per risolvere un determinato problema.
  • 40
    Il genitore può anche cercare di aggiungere, ai vari passaggi che il figlio ha dato e che il genitore ritiene siano corretti, i suoi, affinché il problema si possa realmente risolvere senza complicarlo.
  • 41
    Questo confronto serve a far si che il proprio figlio riesca a capire dove abbia sbagliato, e come deve procedere in maniera tale che i problemi si possano risolvere in maniera corretta e senza complicarla.
  • 42
    Il genitore deve anche complimentarsi col proprio figlio qualora questo sia stato in grado di risolvere il problema proposto dal genitore senza che questo abbia dovuto compiere molte correzioni o interventi.
  • 43
    Il risolvere i problemi evitando complicazioni in maniera teorica è sinonimo che il figlio è pronto ad affrontare diverse situazioni che, giorno dopo giorno, si possono presentare nel lungo percorso della sua vita.
  • 44
    Il genitore comunque deve anche spiegare al proprio figlio che talvolta, anche se sta procedendo in maniera corretta, ci possono essere delle casualità che possono presentarsi, e che quindi necessitano di maggiore attenzione.
  • 45
    Anche il risolvere le casualità in maniera svelta e con prontezza di riflessi dal punto di vista teorico è molto positivo, perché significa che il figlio è in grado di gestire la situazione in diverse occasioni.
  • 46
    E comunque opportuno dare tutti i consigli che si reputano necessari, e che quindi, possano far si che il proprio figlio possa riuscire a risolvere i problemi che inizialmente potrebbero essere impossibili da risolvere.
  • 47
    C’è anche un altro insegnamento che il genitore deve dare al proprio figlio, ovvero quello che consiste nel spiegarli che dalla “teoria” alla “pratica” della risoluzione dei problemi c’è una leggera differenza.
  • 48
    Spiegare infatti al figlio che, nella realtà, potrebbe accadere una situazione che potrebbe non essere calcolata, e che quindi potrebbe prendere alla sprovvista il proprio figlio, facendosi trovare impreparato.
  • 49
    Spiegare anche che non si tratta di un film o di un gioco, e che quindi, deve sempre essere in grado di risolvere al meglio questi problemi, poiché poi non si può tornare indietro nel tempo e correggere un errore commesso.
  • 50
    Spiegare anche al proprio figlio che potrà imparare a risolvere al meglio i problemi dal punto di vista pratico è quello di farsi le proprie esperienze, e che se anche dovesse sbagliare, l’errore gli potrebbe servire come lezione personale.
  • 51
    Quest’ultimo concetto non è sinonimo di menefreghismo da parte del genitore, che quindi lascia il proprio figlio a risolvere le varie situazioni senza che questo intervenga per poterlo aiutare dandogli consigli.
  • 52
    Al contrario invece, qualora il proprio figlio dovesse trovarsi in difficoltà, il genitore deve tendere una mano al proprio figlio, e cercare assieme a lui, di risolvere i problemi, cercando di dare consigli e suggerimenti, e dimostrandosi sempre presente nella vita del proprio figlio, senza però risolvere questi problemi per conto del figlio.

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