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Come fare una trascrizione fonetica

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Ciò che segue ha lo scopo di introdurvi all’uso dei simboli dell’ipa per le trascrizioni fonetiche, ponendo particolare attenzione alla pronuncia di parole italiane.

Istruzioni

  • 1
    Accento e sillabazione

    la trascrizione fonetica si fa sempre tra parentesi quadre [ ]. Nella trascrizione fonetica va sempre indicata la posizione dell’accento con un trattino verticale <’> posto prima della sillaba tonica. Occorre dunque effettuare una scansione in sillabe, che non dovrà essere segnalata graficamente nella trascrizione, ma è necessaria per posizionare bene l’accento e per la lunghezza vocalica.
    Per la scansione in sillabe fonologiche dell’italaino bisogna rilevare almeno due casi di discrepanza rispetto alla scansione ortografica:
    - il caso in cui all’interno di parola vi sia un nesso consonantico in cui il primo eleomento sia [s] o [z], ossia una <s> ortografica: nella sillabazione ortografica una parola come ‘pasto’ si sillaba <pa.sto>, dal punto di vista fonetico invece ‘pas.to’.
    - Altro caso cui prestare attenzione è quello della lunghezza consonantica: quando ci si trova davanti ad una consonante lunga, sia essa indicata lunga nell’ortografia oppure no, la divisione in sillabe taglia sempre la consonante lunga in due: nel.lo, fat.to, ma anche azione [at’.tsjo:.ne].
  • 2
    Lunghezza vocalica

    in italaino, a differenza di altre lingue come l’inglese, la lunghezza (durata) vocalica non ha valore fonologico. Nel parlato accurato si nota tuttavia un fenomeno secondo cui le vocali che si trovano in certe posizioni sono relativamente più lunghe di altre. Per segnalare il fenomeno si segue una semplice regola: sono sempre lunghe foneticamente le vocali che si trovano in sillaba tonica aperta, non finale di parola. Sono brevi le vocali atone, le vocali toniche in sillaba chiusa, e le vocali toniche in sillaba aperta se in fine di parola. Convenzionalmente la lunghezza vocalica si indica con il simbolo <:> dopo la vocale : ‘casa’  [‘ka:za].
  • 3
    Sibilante sorda o sonora

    alla lettera alfaetica <s> corrispondono in italaino due suoni, uno sordo [s] e uno sonoro [z], che in molti contesti si alternano secondo alcune regole precise: in posizione iniziale di parola seguita da vocale, in posizione postconsonantica e in posizione preconsonantica prima di consonante sorda si usa sempre la pronuncia sorda [s]; in posizione preconsonantica prima di consonante sonora si usa sempre [z]. In posizione intervocalica invece appaiono entrambe le pronunce, distribuite a seconda della provenienza del parlante.
  • 4
    Le nasali

    mentre in posizione prevocalica si possono usare solo i due foni [m] [n], in posizione preconsonantica, per un processo di coarticolazione, le scelta del fono nasale dipende dal luogo di articolazione della consonante che segue. Si ha una pronuncia [m] davanti a consonante labiale [b] [p]; si ha pronuncia [n] davanti a consonante alveodentale o prepalatale [t] [d] [s] [ts] [dz] [$] [t$].
  • 5
    Affricate alveolari

    i due foni corrispondenti alla <z> ortografica [ts] [dz] sono usati in italiano con una certa variabilità individuale e regionale in posizione iniziale di parola, come in ‘zio’ [‘tsi:o] [‘dzi:o], mentre in posizione intervocalica si registra una maggiore stabilità di pronuncia, come in ‘mezzo’ [‘m£ddzo].
  • 6
    Foni lunghi per posizione

    nell’italiano standard in posizione intervocalica sono sempre lunghi (quindi indicati due volte nella trascrizione) i seguenti 5 foni: [$] come in ‘lascio’ [‘la$$o] ; [λ] come in ‘veglia’ [‘veλλa’]; [ŋ] come in ‘bagno’ [‘baŋŋo]; [ts] come in ‘colazione’ [colat’tsjo:ne]; [dz] come in ‘mezzo’ [‘m£ddzo].
  • 7
    Palatalizzazione delle occlusive velari

    per un processo di coarticolazione quando una occlusiva velare è seguita da una vocale anteriore [i] o dal’approssimante [j] il luogo di articolazione avanza e diventa palatale: ‘inchino’  [iŋ’ci:no].
  • 8
    I foni approssimanti

    e approssimanti in italaino sono due: [j] [w]. Questi foni consonantici compaiono in italiano come primo elemento nei dittonghi detti ascendenti, ossia in dittonghi in cui il primo elemento ortograficamente viene indicato con <i> o <u>, come secondo elemento nei dittonghi detti discendenti.
    Quando ci si trova di fronte a una parola che presenta ortograficamente due vocali che si susseguono bisogna dunque ossevare:
    - se <i> o <u> sono toniche, non possono essere approssimanti poiché formano iato;
    - se <i> o <u> sono parte di un prefisso, non sono approssimanti. È Necessario fare attenzione ai prefissi anfi-, amfi-, anti-, archi-, arci-, di-, emi-, epi-, peri-, ri-, semi-, su-;
    - se ci si trova di fronte a una <i> ortografica ma non fonetica, ovviamente non c’è approssimante, come dopo i suoni palatali o prepalatali;
    - negli altri casi abbiamo l’approssimante.

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