Come insegnare al proprio figlio a nuotare.

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Foto Come insegnare al proprio figlio a nuotare.
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Il nuoto è una cosa abbastanza complessa da insegnare ai propri figli: di seguito, vediamo come far si che i propri figli imparino a nuotare.

Cosa serve per completare questa guida:

- mare;
- salvagente;
- braccioli;
- maschera;
- boccaglio.



Istruzioni

  • 1
    Innanzitutto, bisogna dire che i bambini devono superare il trauma dell’acqua, e più precisamente, quello dell’acqua alta, affinché qualora si dovessero trovare nell’acqua alta, non vengano colti da crisi di panico.
  • 2
    Il genitore deve far attenzione poi che il proprio figlio ascolti ciò che gli viene detto, affinché eviti di bere acqua e possa aumentare il suo livello di stress quando sta incominciando a imparare a nuotare.
  • 3
    Bisogna anche che il genitore, almeno per i primi periodi, utilizzi tutte le attrezzature necessarie affinché sia possibile insegnargli a nuotare in condizioni di sicurezza e senza che possano accadere imprevisti.
  • 4
    L’ideale per far si che il proprio figlio impari a nuotare, è quello di insegnare come si fa solamente quando il mare è calmo, e non ci siano onde oppure la corrente del maestrale, evitando perciò di allontanarsi troppo.
  • 5
    Con il bambino piccolo sarà opportuno usare una ciambella gonfiabile, anche nella riva, affinché questi possa rimanere tranquillamente a galla e possa avere la sicurezza di non affondare o di scivolare a fondo.
  • 6
    La prima lezione che il genitore deve dare al proprio figlio è quella di sbattere i piedi sott’acqua: anche se con la ciambella questa lezione non ha effetto, almeno si insegna al figlio a fare i primi movimenti.
  • 7
    Si può passare poi all’utilizzo dei braccioli, che consentono una maggior libertà di movimento, e anche di far sì che il proprio figlio possa andare nell’acqua, dove senza braccioli, non tenterebbe di andare.
  • 8
    Il genitore deve sempre controllare il proprio figlio, affinché questo sia sicuro di quello che fa, e possa essere corretto: con i braccioli l’insegnamento deve essere impartito affinché il figlio impari i movimenti base del nuoto.
  • 9
    Il genitore infatti dovrà spiegare al propri figlio come muovere rispettivamente braccia e gambe, e come deve muovere anche la testa e coordinare la respirazione, affinché non ingerisca acqua salata e si spaventi.
  • 10
    Durante questi consigli, il genitore potrà anche fare in modo di stare vicino al proprio figlio, in maniera che possa controllare il coordinamento dei movimenti e, allo stesso tempo ,possa spiegargli come migliorargli.
  • 11
    Per quanto riguarda la spiegazione, insegnare al proprio figlio a respirare con la bocca e non col naso, poiché grazie all’utilizzo della bocca, potrà inspirare ed espirare una quantità maggiore d’aria.
  • 12
    Insegnare poi al proprio figlio che la testa deve essere coordinata al movimento delle braccia e alla respirazione, e spiegargli che un movimento sbagliato potrebbe causare una piccola bevuta d’acqua.
  • 13
    Il genitore deve spiegare al proprio figlio che, quando il braccio sta per immergersi, automaticamente la testa deve essere voltata dall’altra parte, per respirare ed evitare di bere acqua. Questo movimento può essere fatto anche singolarmente.
  • 14
    Questo movimento coordinato deve essere spiegato bene e ripetutamente, e cercare di essere corretto da subito, affinché si possa insegnare al proprio figlio come nuotare senza bere dell’acqua, e senza inalarla.
  • 15
    Con i braccioli appunto si può insegnare al proprio figlio come nuotare utilizzando le braccia, mentre per l’utilizzo delle gambe, si può utilizzare una tavoletta di plastica dura, che si può acquistare al market.
  • 16
    Queste tavolette permetteranno infatti di rimanere a galla, come i braccioli, a differenza che il figlio avrà le braccia impegnate a tenere la tavoletta, e che quindi dovrà utilizzare le gambe per nuotare.
  • 17
    Il genitore dovrà assicurarsi due cose molto importanti: la prima di queste è che il figlio non si allontani troppo, poiché, non sapendo ancora nuotare, potrebbe scivolare dalla tavola e andare a fondo.
  • 18
    La seconda riguarda la posizione del proprio figlio rispetto la tavoletta: questa posizione deve essere controllata, affinché il proprio figlio risulti essere in posizione orizzontale, con le braccia e game distese.
  • 19
    In questa posizione, il proprio figlio, per potersi muovere, dovrà nuotare sbattendo i piedi nell’acqua: il genitore dovrà fargli vedere come si fa, senza che il figlio faccia più schizzi che movimento.
  • 20
    Assicurarsi infine che la presa del proprio figlio alla tavoletta sia ben salda, poiché dopo una lunga esercitazione del nuoto con le gambe, tenderà ad accumulare stanchezza e potrebbe lasciare la presa.
  • 21
    Passiamo ora ad insegnare al proprio figlio a nuotare in maniera sicura, e senza supporti, quali braccioli o tavolette, affinché questo possa imparare ad andare nell’acqua alta senza aiuto ma sempre sotto la supervisione di un adulto.
  • 22
    Come prima cosa, bisognerà che il proprio genitore sia vicino al proprio figlio, e che glielo insegni prima nell’acqua dove tocchi, affinché successivamente la lezione si possa spostare nell’acqua più alta.
  • 23
    La prima cosa da insegnare al proprio figlio, senza il supporto di braccioli e di tavolette, è quella di far si che il proprio figlio si rilassi e tranquillizzi, in maniera tale da fare del movimenti sciolti.
  • 24
    Spiegare al proprio figlio che deve distendersi nell’acqua e dare la prima bracciata, affinché poi possa galleggiare dando le altre bracciate e possa evitare di andare sott’acqua e di bere acqua in grandi quantità.
  • 25
    Insegnare al proprio figlio che deve coordinare appunto tre movimenti, ovvero le bracciate, il movimento della testa e anche il movimento delle gambe, affinché il nuoto sia composto da un movimento uniforme e continuo.
  • 26
    Il figlio inizialmente potrebbe avere qualche difficoltà a rimanere a galla o a effettuare tutti questi movimenti insieme e in maniera continua: il genitore dovrà quindi far si che il proprio figlio si riposi per alcuni minuti.
  • 27
    Un buon insegnamento è quello di mostrare al proprio figlio come deve coordinare questi movimenti, semplicemente dividendoli, spiegandogli, uno per uno e in maniera dettagliata, come eseguirli in maniera corretta.
  • 28
    Successivamente, il genitore dovrà far vedere tutti questi movimenti eseguiti assieme, praticamente mostrando una nuotata al proprio figlio, senza allontanarsi molto da esso e cercando di mostrarli lentamente.
  • 29
    Il fatto che il proprio figlio possa vedere come si eseguono questi movimenti tutti assieme, e di vedere la nuotata del genitore gli permetterà di apprendere in maniera molto più veloce rispetto ad una spiegazione teorica.
  • 30
    A questo punto, sarà il turno del figlio poter mostrare al genitore che ha capito come si nuota e come si devono sincronizzare i tre movimenti precedentemente mostrategli dal genitore mentre questo nuotava.
  • 31
    Potrebbe anche capitare che il proprio figlio non abbia capito bene come nuotare, e che si limiti solamente a pestare l’acqua e a schizzare la gente, ma di fatto, non riuscire a nuotare e trovarsi in difficoltà.
  • 32
    Il genitore deve avere molta pazienza, per il semplice fatto che anche lui non è nato già con l’esperienza e con la capacità di nuotare, perciò dovrà spiegare per l’ennesima volta come deve fare e mostrarglielo nuovamente.
  • 33
    Il figlio potrebbe impiegarci un po, ma alla fine dovrebbe riuscire ad imparare i vari movimenti, e a sincronizzarli, imitando il genitore e quindi apprendendo le basi del nuoto e come rimanere a galla.
  • 34
    Da ricordarsi comunque che per le prime volte questi movimenti dovranno essere insegnati nell’acqua dove il genitore, ma cosa più importante, il figlio possa toccare con i propri piedi il fondale marino.
  • 35
    Successivamente, sarà opportuno spostarsi nell’acqua leggermente più alta, dove il figlio non tocca coi propri piedi il fondale marino, ma dove il genitore riesce a toccare, affinché l’insegnamento sia sicuro.
  • 36
    Il proprio figlio potrebbe aver paura di recarsi nell’acqua dove non tocca, poiché potrebbe pensare che, una volta che arrivi nell’acqua alta, questo vada direttamente a fondo e possa annegare senza riuscire a nuotare.
  • 37
    Il compito del genitore in questo caso sarà quello di prendere in braccio il proprio figlio, rassicurandolo, e piano piano, avvicinarsi nell’acqua dove non tocca, per potergli insegnare in modo migliore a nuotare.
  • 38
    Il genitore inizialmente dovrà sorreggere il proprio figlio in posizione verticale, e incominciare a spiegargli che nell’acqua alta, per tenersi a galla, non deve far altro che sbattere ripetutamente i piedi.
  • 39
    Il figlio quindi inizierà a muoverli in maniera molto veloce, e il genitore dovrà mollarlo lentamente, controllando sempre che il figlio non scenda verso il fondo marino: se questo dovesse accadere, il genitore dovrà sorreggere ancora il proprio figlio.
  • 40
    Una volta che il proprio figlio impara a rimanere a galla nell’acqua alta, il genitore dovrà insegnargli a nuotare nell’acqua alta: praticamente non cambia nulla, però ci sono delle piccole differenze.
  • 41
    La prima riguarda il fatto che il genitore deve sorreggere, almeno per il primo periodo, il proprio figlio quando questo è in posizione orizzontale per nuotare, affinché questi non rischi di andare sott’acqua.
  • 42
    Successivamente, il genitore dovrà lasciare il proprio figlio permettendogli di nuotare in maniera autonoma e senza che il genitore lo tenga, il quale però dovrà sempre prestare molta attenzione al figlio.
  • 43
    A questo punto il figlio dovrebbe essere in grado di saper nuotare in maniera autonoma; il genitore potrà insegnare al proprio figlio a “fare il morto” sempre partendo però nell’acqua dove riesce a toccare.
  • 44
    Per insegnare a “fare il morto” al figlio, il genitore dovrà spiegarli che per riuscirci dovrà, come prima cosa, controllare la sua respirazione, rilassandosi, affinché il figlio eviti di agitarsi e affondare.
  • 45
    Il genitore dovrà poi spiegare al figlio che dovrà distendersi con la propria schiena e riuscire appunto a controllare la respirazione: ovviamente, per un primo periodo, il genitore dovrà tenere il figlio ponendo le sue mani sulla sua schiena.
  • 46
    Successivamente, una volta che il proprio figlio riesce a tenersi perfettamente a galla, il genitore dovrà togliere, in maniera leggera e lenta, le sue mani dalla schiena del proprio figlio, e controllare che non vada sott’acqua.
  • 47
    Ci sono poi una serie di insegnamenti secondari che il genitore dovrà dare al proprio figlio, come ad esempio, prendere un bel respiro quando questo si sta immergendo sott’acqua, tappando si il naso o meno.
  • 48
    Insegnare al proprio figlio di usare il boccaglio e la maschera in maniera corretta, ad esempio, stando sempre nell’acqua dove possa toccare, e senza allontanarsi troppo dalla riva e sollevare la testa per evitare preoccupazioni.
  • 49
    Analizziamo ora il caso in cui il proprio figlio, mentre sta imparando a nuotare, dovesse scendere involontariamente nel fondo e iniziare a bere acqua o ad inalarla, e quali comportamenti deve avere il genitore.
  • 50
    In questo caso, il figlio potrebbe mettersi a piangere o agitarsi, temendo di conseguenza l’acqua, sia che questa sia bassa, sia che questa sia alta: in tal caso il genitore dovrà rassicurare il proprio figlio spiegandoli che non è successo nulla.
  • 51
    Il genitore dovrà anche attendere che sia il figlio stesso a riandare in acqua e a nuotare, così come dovrà essere il figlio stesso ad andare nell’acqua alta, superando quindi la sua paura di affogare.
  • 52
    Il genitore non dovrà costringerlo, poiché il figlio potrebbe essere momentaneamente shockato da ciò che è appena successo, e perciò, come spiegato poco fa, il figlio stesso dovrà essere in grado di affrontare quest paura.

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