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Come intervenire in caso di bambini che mordono

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Non è raro trovare, o avere in famiglia, qualche bambino che ha l’abitudine di mordere i propri coetani. Perché lo fa e come intervenire? Leggi la guida.

Istruzioni

  • 1
    Ho vissuto una esperienza di tal genere proprio nella mia famiglia e so’ quanto essa sia “indigeribile”, fino a quando non si giunge ad una risoluzione del problema.
  • 2
    Mia figlia, all’età tre anni, aveva iniziato all’improvviso ad avere dei comportamenti, nei confronti di coetanei , che la inducevano a dare morsi, una volta posta a contatto con essi.
  • 3
    Era solita mettere in campo questa forma di reazione del mordere massimamente (ma non solo) quando si trovava, ad esempio, su una giostra per bambini.
  • 4
    Dovevo stare molto accorta a non affiancarla ad alcun bambino, timorosa ormai com’ero dei danni derivanti dalla sua reazione del tutto improvvisa, incontrollabile e immotivata, almeno apparentemente.
  • 5
    Sembrerà strano ma, una volta morso qualche suo coetaneo, davanti al grido di dolore e al pianto del malcapitato, lei non mi appariva affatto cosciente del male che aveva procurato al compagno e lo guardava in maniera quasi di sconcerto.
  • 6
    Una volta preso atto di questo comportamento atipico, inizialmente mi sono posta come obiettivo primario di tenerla lontana dai suoi coetani, sia per evitare esperienze poco piacevoli a chi aveva la sfortuna di sedervici accanto o di avere contatti di gioco, sia per prendere tempo e capire la problematica.
  • 7
    Grazie a questo primo intervento, puramente cautelativo come dicevo, l’atto del suo mordere ebbe modo di esplicarsi solo in tre casi. E aggiungo anche al mio pronto e drastico “no” per bloccarla in tanti altri tentativi, in cui ci aveva provato.
  • 8
    Ho chiesto più volte a mia figlia il perché di questo suo gesto inconsulto, di questa inspiegabile comportamento ma lei, come già dicevo innanzi, sembrava candidamente non rendersi conto del perché il suo coetaneo gridasse per un “semplice” morso al braccio.
  • 9
    Ho provato, ho tentato più volte di trovare una spiegazione, di dare una risposta plausibile al tutto, ho formulato mille ipotesi . Ma nei primi periodi non sono pervenuta ad alcuna conclusione.
  • 10
    Eppure mi necessitava assolutamente che il problema fosse rimosso. La bambina era in età di asilo e questo mi causava ancor più ansia e paura per gli altri bambini! Non ho mai mollato in questa ricerca delle cause e degli interventi più idonei per rimuovere il problema. Alla fine ce l’ho fatta!
  • 11
    Ed eccomi oggi, dopo molti anni, a esplicitare questa mia esperienza, nel tentativo di dare una risposta a quei genitori, pochi o tanti che siano, che si trovano in una situazione del tutto simile a quella che io ho vissuto.
  • 12
    Illo tempore, calata nella situazione, avevo fatto, come già dicevo, mille ipotesi per individuare la probabile causa di quell’ “errato e maldestro” contatto fisico di mia figlia, nei confronti dei suoi coetanei .
  • 13
    Fra le tante ipotesi, ne avevo preso due in considerazione. La prima mi portava a pensare che il suo porsi volesse essere una forma di gioco (assurdo peraltro!) per relazionarsi con i suoi coetanei.
  • 14
    La seconda ipotesi era direzionata più verso un tentativo di porsi al centro dell’attenzione. Ma all’attenzione di chi, mi chiedevo?
  • 15
    Di noi genitori,no! …..Era una cosa da escludere completamente perché, essendo figlia unica da ormai tre anni, era già al centro delle nostre attenzioni, direi anche fin troppo !
  • 16
    Cosa questa del “fin troppo” che poteva anche essere di per sé stessa negativa, e non positiva, memore com’ero del vecchio proverbio “il troppo stroppia “.
  • 17
    E allora? Se di accentramento di attenzione si doveva ipotizzare, la richiesta era forse da riguardarsi più dal punto di vista di un intimo ed inconscio bisogno di cercare un contatto fisico “attentivo” nei confronti di un coetaneo.
  • 18
    Provai a parlarle in forma “indiretta” per farle capire che questa richiesta di amicizia da parte sua , posta in una determinata maniera, era del tutto sbagliata. Ho usato l’espressione “parlarle in forma indiretta”, perché?
  • 19
    Perché provai a riportare la situazione del mordere, in modo indiretto, facendo uso del piccolo teatro dei burattini, di cui lei disponeva da tempo nella sua cameretta. Ovviamente chiesi la collaborazione anche di mio marito.
  • 20
    I burattini, nella storia che avevamo messo su, erano protagonisti di morsi ricevuti da una bambina e parlavano tra loro del male che questi procuravano e del loro rifiuto di non fare amicizia con la bambina, di tenerla lontana dai propri giochi ecc..
  • 21
    Provavamo a far piangere i burattini per i morsi ricevuti e questo più di una volta. Ogni giorno si metteva sù una storiella nuova. Il contenuto era sempre lo stesso, cambiavano solo i nomi dei burattini protagonisti e il luogo dell’incontro tra essi e la bambina che mordeva!
  • 22
    Fu in una di queste storielle che facemmo chiedere da un burattino alla bambina spettatrice (cioè a nostra figlia) di “provare”, di “assaggiare” un morso anche leggero. Volevamo, così facendo, farle prendere un “contatto fisico” reale col dolore che se ne ricavava e quindi una conseguenziale presa di coscienza dello stesso.
  • 23
    Col suo consenso provammo a darle un morsetto “leggero” al braccio, laddove cioè lei aveva diretto in genere i suoi morsi . Era un morso più che altro di sola “presa” con i denti, senza stringere, se non appena appena, in attesa di una sua reazione.
  • 24
    Questa non tardò ad arrivare e quel “appena appena” fu sufficiente a farle emettere un “ahi!” e a prendere coscienza del male che il suo morso, dato a denti stretti e non come avevamo fatto noi, potesse causare agli altri.
  • 25
    Non ci restava ovviamente che verificare il risultato finale di questi nostri tentativi d’intervento! Dovevamo valutare in campo il comportamento della bambina e quindi, molto a malicuore, bisognava porla a contatto con un coetaneo.
  • 26
    L’occasione ci venne data a mare. Eravamo in vacanza e lei volle essere portata al parco giochi che si trovava sul lungomare della zona.
  • 27
    La mettemmo sulla giostra , volutamente accanto ad un altro bambino. Non nego che restammo in ansia e col cuore in fibrillazione per tutto il tempo che la giostra girò.
  • 28
    Eravamo comunque pronti ad intervenire con un subitaneo “no”, gridato al lata voce, per bloccare nostra figlia, qualora si fosse approcciata al compagno con intenzioni malevoli.
  • 29
    Bene, non successe niente di spiacevole, né allora e né mai più in seguito!.. Avevamo risolto il caso dei morsi di nostra figlia che, sinceramente, ci angosciava non poco.
  • 30
    Questa è stata la mia esperienza vissuta. Mi piace ribadire il fatto che ho inteso riportarla in questa guida, perché , aldilà di tanti discorsi che, a volte, si rivelano troppo “aleatori”, qualche mamma, alle prese con questo problema , prendendo spunto da qualche elemento positivo in essa contenuto, possa pervenire a una risoluzione del suo caso, nel più breve tempo possibile.

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