Come scegliere i vestiti per i figli

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La scelta dei vestiti per i bambini, specialmente da una erta età in poi, diventa importantissima

Istruzioni

  • 1
    La scelta dei vestitini per i propri figli è una delle attività indubbiamente pià divertenti che fa parte dell’essere genitori e, soprattutto mamma. Perché sono le mammine che più dei papà amano fare shopping per i piccoli.
  • 2
    I primi abitini vengono acquistati prima ancora che il bambino nasca e, addirittura, prima ancora che se ne conosca il sesso, con l’invasione dei colori neutri, tanto amati dalle nonne: verdini, giallino, bianco, beige…
  • 3
    E’ una delle prime cose che fanno le mamme quando scoprono di essere incinte, quasi come se fosse una sorta di presa di coscienza di quello che sta accadendo, per avere un segno tangibile del bambino che arriverà.
  • 4
    I primi capi acquistati sono i piccoli body da indossare sotto gli indumenti e le calzine, piccoli capi di abbigliamento unisex che rallegrano le mamme, ma anche i papà e i nonni, aiutandoli a rendersi conto del lieto evento.
  • 5
    Ma, non di rado, i primi indumenti per la creatura in arrivo vengono regalati da parte dei parenti più stretti o degli amici quando vengono a conoscenza della lieta novella, come segno di partecipazione all’evento.
  • 6
    Non è necessario acquistare questi indumenti in negozi particolari, dove i prezzi sono altissimi e dove non è detto che la qualità sia eccellente: si possono benissimo fare acquisti anche nei centri commerciali e presso la grande distribuzione.
  • 7
    I motivi per cui fare una simile scelta oculata risiedono sia nel periodo di crisi, che esclude qualsiasi follia economica inutile, sia nel fatto che, non essendo ancora nato, non si conoscono le dimensioni del bambino.
  • 8
    Ma c’è da considerare anche il fatto che i bambini crescono a una velocità impressionate e quindi gli indumenti vengono utilizzati per un periodo di tempo molto breve, che non permette di sfruttare al meglio gli abitini.
  • 9
    E’ quindi inutile spendere cifre elevate per un body o per un paio di calze, quando poi magari le stesse vengono utilizzate per uno, due mesi al massimo; e non è che un neonato sia in grado di consumare gli abitini…
  • 10
    Ma i primi acquisti di una certa consistenza vengono fatti una volta conosciuto il sesso del nascituro, ma con più frequenza verso il sesto, settimo mese: ma ci sono spesso anche motivi scaramantici dietro…
  • 11
    Infatti, molti genitori preferiscono non acquistare niente per il nascituro, prima di avere certezze sulla gravidanza e sull’effettivo corretto sviluppo della stessa, per evitare delusioni e ricordi, nel caso in cui non dovesse andare tutto per il verso giusto.
  • 12
    Una volta avute le dovute certezze da parte dei medici, si scatena la corsa all’acquisto: non si contano le maglie e i pantaloncini che i genitori acquistano durante gli ultimi mesi della gestazione, specialmente se i bebè in arrivo è una femmina.
  • 13
    Infatti, i genitori, ma come sempre soprattutto le mamme, sono portate a fare maggior numero di acquisti se il nascituro sarà di sesso femminile, invogliate anche dal fatto che per le bimbe sono presenti più articoli sfiziosi sul mercato.
  • 14
    Il flusso di acquisti sarà pressoché interrotto fino alla nascita della creatura: saranno acquisti fatti un po’ a caso, perché ovviamente le effettive dimensioni del neonato non si conoscono e ci si deve basare sulle taglie proposte dalle case.
  • 15
    Prima della nascita i genitori e chi acquista per i nascituri, acquistano indumenti di taglia 0mesi: ma non è detto che il bambino, una volta nato, ci starà. Per questo motivo in commercio esistono anche taglie 00.
  • 16
    Ma spesso alcuni bimbi nascono sovradimensionati e quindi capita, anche se raramente, che appena nati vestano indumenti che, secondo le tabelle standard di misura, sono dedicate a bambini di tre mesi.
  • 17
    E gli abitini acquistati nei mesi precedenti, se al bambino nn dovessero stare, che fine fanno? Nella maggior parte dei casi, quando non stanno, si tende a regalarli alle missioni o si tende a lasciarli negli ospedali.
  • 18
    Una volta che il bimbo nasce, i genitori possono davvero darsi alla pazza gioia, acquistando di tutto e di più per il piccolino di casa: è raro che, dopo un’uscita di shopping, i genitori rientrino a casa senza aver acquistato qualcosa per il bimbo.
  • 19
    Si tende, infatti, anche ad acquistare molti più capi di quelli che sono davvero necessari al bambino, con la conseguenza che molti indumenti vengono riposti definitivamente o regalati senza che siano stati nemmeno mai indossati dal pargoletto.
  • 20
    Anche perché, quando arriva un nuovo bimbo in famiglia, parenti ed amici sono naturalmente portati a regalare abbigliamento soprattutto nei primi mesi e nei primi due anni di vita, rendendo quasi inutile lo shopping dei genitori.
  • 21
    Ma siccome nessun genitore si priverebbe mai della gioia di acquistare i vestiti per il proprio erede, si arriva ad avere guardaroba colmi di ogni qual si voglia capo di abbigliamento, senza avere la disponibilità temporale per utilizzarli.
  • 22
    Più i bambini crescono, e più le offerte del mercato si fanno sfiziose, stuzzicando l’appetito dei genitori all’acquisti di capi particolari e vezzosi, anche per fare sfoggi dei propri gioielli durante le uscite quotidiane.
  • 23
    La libertà di scelta dei genitori è totale fino ai 3-4 anni per quanto riguarda le femminucce, 5-6anni per quanto riguarda i maschietti. La regola però deve essere sempre la stessa: va bene fare qualche acquisto particolare, anche costoso, ma il guardaroba sarebbe consigliato farlo nelle grandi catene.
  • 24
    I bambini, soprattutto quando iniziano a camminare, oltre che crescere molto velocemente, sono naturalmente portati a giocare e quindi a cadere e non li si può inibire nelle loro attività da bambini, per evitare che strappino il pantalone da 50€.
  • 25
    L’unico acquisto che deve essere fatto con tutti i crismi, spendendo anche cifre elevate, ma facendo attenzione più alla qualità che all’estetica, è per le scarpe, che specialmente per i bambini devono essere di eccellente qualità.
  • 26
    I piedi dei bambini sono arti molto delicati, in un periodo di crescita come quello infantile vanno preservati e lo sviluppo va accompagnato da scarpe adeguate e di ottima fattura, per evitare disfunzioni e problemi in età adulta.
  • 27
    Superata la soglia della libera scelta, inizieranno le lotte per la scelta della roba da acquistare: i bambini iniziano a sviluppare un proprio senso del gusto, che quasi mai coincide con quello dei genitori, e non crediate di poter avere vita facile fin alla pubertà.
  • 28
    Le bambine, specialmente loro già dai quattro anni sono in grado di imporsi e puntare i piedi quando qualcosa non le piace, facendo i capricci fino a quando la mamma non le mette l’indumento che vogliono loro.
  • 29
    Con i maschietti è più facile, sono più malleabili per quando riguarda lo stile e il look, e sono più facilmente gestibili nella scelta dell’acquisto e anche nella scelta dell’outfit da indossare per uscire.
  • 30
    Quindi, mediamente, già dall’età di 4-5anni, specialmente le mamme si trovano a dover combattere per la scelta dell’abbigliamento: il genitore dovrebbe assecondare quanto più possibile, nei limiti della decenza, l’inclinazione stilistica del bambino.
  • 31
    La soluzione migliore è quella di uscire a fare shopping con il bambino, in modo tale da coinvolgerlo nella scelta e da capire verso quali tipologie di abbigliamento lui è orientato e da cosa è attratto: non c’è niente di male a far scegliere a loro come si devono vestire, avendo però sempre il controllo della situazione.
  • 32
    E’ importante non imporre obbligatoriamente ai bambini, già in età infantile, l’abbigliamento che rispecchia esclusivamente i gusti dei genitori, per evitare che il bambino sviluppi un senso di ribellione e arrivi a scegliere, negli anni successivi, abbigliamenti improbabili.
  • 33
    Arrivati all’età di dodici o quattordici anni, infatti, i ragazzi sono totalmente ingestibili nella scelta dell’abbigliamento: non gli si possono più imporre determinati capi, e se nel passato il ragazzo è stato eccessivamente costretto a stili che non gli appartengono, potrebbe presentare la voglia di ribellione tramite look alternativi, non sempre ben accetti dai genitori.
  • 34
    Arrivati all’adolescenza, l’unica cosa che può fare un genitori, che ancora gli resta, è la capacitò di consigliare e, se è molto allenato, di persuadere il ragazzo nella scelta, senza affrontare però il discorso in maniera diretta.
  • 35
    E’ l’unico strumento in mano ai genitori, il consiglio e la persuasione, per provare ancora a fare leva nei gusti del ragazzo: è comunque una strada difficilmente percorribile e quasi mai il ragazzo si lascia convincere da “un vecchio” nella scelta del suo abbigliamento.
  • 36
    Superata anche l’adolescenza, ormai ci si trova a trattare con adulti con uno stile ben preciso in mente e nemmeno la persuasione potrà mai più funzionare. Ma c’è un però: arrivati a una certa età, e avendo sviluppato un notevole senso critico, i ragazzi cercheranno il consiglio del genitore.
  • 37
    Ma non si illudano le mamme che i ragazzi acquisteranno qualcosa che riflessa il suo gusto: chiedere un consiglio, per i ragazzi, significa farsi accompagnare dal genitore a fare acquisti e chiedere un parere; positivo o negativo non importa, il ragazzo farà comunque di scelta sua.
  • 38
    Una volta che i ragazzi hanno sviluppato n proprio stile, una propria idea di moda, potranno modificarla seguendo il passo dei tempi, ma non potranno mai modificarla in base al diktat dei genitori, tanto meno delle madri.
  • 39
    Le madri devono capire che non possono avere il controllo totale sulla sfera decisionale dei propri figli, nonostante sa questo quello che sognano, e lo imparano a capire partendo dalla scelta dell’abbigliamento in età infantile.
  • 40
    Quello è il primo segno di emancipazione del figlio dalla mamma; il figlio inizia un processo di crescita e di maturazione decisionale, già a partire dall’abbigliamento, che lo porterà poi a prendere in mano la propria vita in autonomia.

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