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La grecia d’inverno…. viaggio alle meteore all’insegna della serenità

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Foto Metti, non a caso, la Grecia d'inverno.... Viaggio alle Meteore all'insegna della serenità
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Per riscoprire percorsi poco usuali, lontani dai periodi e dalle mete del turismo di massa.
Un viaggio affascinante nei misteri di un entroterra fiero e gentile, distante dalle luci sfavillanti e dai rumori estivi isolani, immerso in un’aspra natura soggiogata dall’incanto dei silenzi.
E poi i monasteri delle Meteore, che osservano dall’alto l’incedere del tempo sulle vite degli uomini. In un gioco di rimandi e sospiri, in bilico tra un passato incredibile e la timida avanzata del mondo moderno.

Istruzioni

  • 1
    La Grecia d’inverno è quasi una chimera, un tuffo nel mito di paesaggi montani di bellezza selvaggia. Un modo come un altro per scoprirsi alla ricerca di sé.
    L’area delle Meteore, costellata di monasteri abbarbicati sulla vetta di rocce ben levigate e in accordo con le tonalità del cielo, è uno spettacolo per lo spirito e per il corpo.
  • 2
    Il primo passo è semplice: prendere un biglietto A/R per un viaggio in traghetto fino ad Igoumenitsa – magari con auto propria al seguito, dato le tariffe più che agevolate per gli avventurosi fuori stagione – ed imbarcarsi da qualunque porto possibile dell’Adriatico. La traversata è lunga (varia a seconda della soluzione scelta, anche se raramente inferiore alle dieci ore) ma piacevole, dato che tra chiacchiere, pasti e caffé sorseggiati lentamente, con vista privilegiata sulle onde, allietano l’andare.
  • 3
    Dopo la traversata si arriva ad Igoumenitsa, animata cittadina portuale a pochi chilometri dal confine albanese. La città non offre molto, ma comunque sorprende per la sua successione di caffé e bar del lungomare.
    Quando la sera il cielo è terso ed il tramonto mostra i suoi tenui colori, Igoumenitsa può trasformarsi in un bell’incontro inaspettato.
  • 4
    Da Igoumenitsa si parte con l’auto verso l’interno, grazie ad un’autostrada di recente costruzione, sino a Ioannina. E si sale lentamente, affinché non si dimentichi che l’Epiro è regione montana. Il sole accecante della Grecia, che brucia nell’immaginario collettivo, è sostituito da un freddo pungente, non di rado accompagnato da neve densa e bianchissima. E’ subito evidente che stiamo andando al centro di un paese con due anime: quella meravigliosa delle piccole baie a ridosso del mare trasparente e quella remota, nascosta ai più. La Grecia è anche questo: un perenne contrasto, un essere in bilico tra asprezza e desiderio di vacanziero abbandono.
  • 5
    A circa metà strada troviamo Ioannina, vivace città universitaria incastonata tra due laghi. Con ormai consueta vista monti. Ioannina è un centro dalla chiara matrice pluriculturale. Evidenti sono i richiami arabi ed ebraici che riescono perfettamente ad arricchire il mosaico greco-ortodosso. Vale la pena perdersi fra le stradine del kastro e visitare le vestige lasciate dall’impero ottomano.
  • 6
    Da Ioannina si prende la E92, la Katara. In lingua greca Katara significa maledizione e presto si comprende il perché dell’appellativo. Intendiamoci: la strada non è proibitiva, ma come tutti i percorsi di montagna stupisce per i suoi tornanti continui, i restringimenti improvvisi, la sovente mancanza di adeguate protezioni laterali. La nebbia, la neve e la presenza di camion possono complicare le cose. E poi si continua a salire. Consigliamo naturalmente una guida serena, sorniona, prudente. Per godersi il paesaggio. Perché l’occasione è anche buona per colmare, non solo geograficamente, le nostre distanze con l’io interiore.
  • 7
    Dopo una sessantina di chilometri giungiamo a Metsovo. Che vale un pernottamento: è più che piacevole perdersi in questo borgo di antica origine valacca, con richiami evidenti alle terre rumene. La gente di Metsovo è orgogliosa delle sue origini, di un passato volutamente nomade, di quelle case sparpagliate come per dispetto tra i vari dislivelli della montagna. A Metsovo potete comprare i formaggi tipici della zona, tra cui un buon “metsovone”, simile ad una scamorza molto affumicata di forma allungata. E non dimenticatevi di provare i piatti a base di maiale, la cui salsiccia è un ulteriore vanto della gente del posto.
  • 8
    Da Metsovo proseguiamo per Kalambaka, il centro cittadino dell’area delle Meteore. Prima di iniziare la discesa verso la valle, attraversiamo il passo del Katara, con le sue stazioni sciistiche e quel senso di estraneità agli afflati del mondo.
  • 9
    Kalambaka è una città moderna, ricostruita, giustamente turistica ma non priva di un suo fascino discreto. L’intorno appare subito come uno spettacolo della natura: Kalambaka è attorniata dalle rocce, con alcuni monasteri che la sorvegliano dall’alto. A scelta, si può decidere di pernottare nel paesino di Kastraki, adiacente a Kalambaka ma a più stretto contatto con le Meteore. Entrambe le cittadine offrono soluzioni di pernottamento adatte a tutti i gusti e a tutte le tasche. Con un occhio di riguardo per le guesthouse tradizionali.

    Per intraprendere il cammino verso i monasteri, si deve passare attraverso Kastraki, appunto. Tutti i monasteri sono collegati da una strada di facile percorrenza, anche se è consigliabile svolgere l’itinerario a piedi, per godere appieno della suggestione del paesaggio e di quel senso di gradevole lontananze dalle cattive passioni umane. E’ un viaggio dello spirito in una terra che si trova aldilà, remota ma accogliente, accessibile certo, ma scostante. D’inverno con una passeggiata non si riesce in giornata a visitare tutti i monasteri (cinque sono quelli visitabili), date le poche ore di luce a disposizione. Si consiglia di visitarne tre il primo giorno e le ultime due in seconda istanza.
  • 10
    Di seguito il percorso consigliato per la visita delle Meteore.
    Partendo da Kastraki (le indicazioni sono precise) si prosegue a piedi sino al monastero di S. Nicola Anapafsa, chiuso al pubblico d’inverno.
    Attraverso una strada tanto ben asfaltata quanto tortuosa, si arriva a:

    - IL MONASTERO DI ROSSANOU
    Si accede al monastero tramite una scalinata che si conslude con
    l’attraversamento di un ponticello sospeso. Il monastero – raccolto e
    silenzioso – è gestito da solerti monache. Come tutti i monasteri (moni)
    stupisce il visitatore per il suo katholikon: qui si tratta
    splendidamente il tema della Trasfigurazione di Cristo.
    Dal moni Rossanou si parte per raggiungere

    - IL MONASTERO DI VARLAAM
    Grande e ben curato, si presenta agli occhi del visitatore con una
    curiosa e vagamente macabra raccolta di teschi. Il Katholikon costruito
    nel 1542 presenta alcuni pregevoli affreschi. Moltissime reliquie
    conservate, dai crocefissi alle icone.

    - IL MONASTERO DELLA GRANDE METEORA
    Sicuramente di grande impatto, perché sito in cima alla vetta più alta e
    perché trattasi sicuramente del complesso più grande. Il katholikon è
    imponente. Nelle sale del refettorio c’è un prezioso museo sulla vita
    monastica e con alcune raffigurazioni di battaglie tra greci e turchi.

    - IL MONASTERO DI AGIA TRIADA (SANTA TRINITA’)
    E’ forse il più spettacolare, perché il più remoto e spirituale. Per
    raggiungerlo bisogna allontanarsi a piedi di un quarto d’ora circa dalla
    strada principale ed arrampicarsi sui gradini rasenti la montagna, come
    in un vorticoso gioco a spirale. Arrivati in cima si gioisce della
    piccola fatica e ci si sente distanti da tutto, ma profondamente parte
    del tutto.
    Il moni è semplice. Il senso che emana colma l’anima del viaggiatore
    di gratitudine.

    - MONASTERO ST. STEFANO
    Questo monastero ci riporta al mondo civilizzato. Qui le solerti monache
    si adoperano anche per vendere al turista oggetti sacri da loro creati.
    Il katholikon è d’impatto e fa piacere che ci sia anche una parte
    moderna, simbolo di un’arte greco-ortodossa che non si ferma ai
    fasti del passato. La piccola chiesa del monastero è decorata di
    affreschi cinquecenteschi.
  • 11
    Alcune informazioni pratiche per la visita ai Monasteri.

    BREVE STORIA DEI MONASTERI
    I moni sono stati costruiti in un periodo storico che va dalla fine 1100 al 1400 D.C. Tutti sono dotati di celle e refettori.
    Si innalzano sulla piana della regione greca della Tessaglia con fare severo ed onniscente, su rocce levigate e puntellate di buchi.
    In alcuni è ben visibile ancora il sistema di corde, argani e carrucole di cui si servivano i monaci per il trasporto delle vivande e delle persone.
    La posizione attuale dei monasteri, in antichità scrigni davvero inaccessibili, si deve all’esigenza di proteggersi dalle invasioni ottomane.

    ORARI INVERNALI PER LE VISITE
    Ogni monastero è un’entità autonoma e rispetta suoi precisi orari. Tutti sono aperti la mattina. L’orario pomeridiano varia, ma non si prolunga mai oltre le 17:00.

    ABBIGLIAMENTO
    Alle ragazze prive di gonna lunga, all’ingresso dei monasteri verrà fornito questo capo d’abbigliamento da porre sopra eventuali jeans.

    DIFFICOLTA’
    Come già detto, i moni non sono difficilmente raggiungibili. Ma a volte per entrarvi bisogna percorrere dei tratti in salita.

  • 12
    La sera, di ritorno a Kalambaka, troverete decine di ristorantini pronti a saziare la vostra fame (n.d.r. pantagruelica, se avete percorso la strada sino ai monasteri a piedi). Non c’è che l’imbarazzo della scelta. I classici piatti tradizionali greci a base di carne, verdure ed olio vi accompagneranno durante la giusta sosta del viaggiatore. Souvlaki, moussaka, salsicce, con contorni di patate e verdure fritte o bollite, saranno più che sufficienti ad acquietarvi. Se gradite un dolce provate, magari, uno tipico quale il baklava, gustosa combinazione di pasta sfoglia e miele. La cucina greca è molto “carica” e privilegia i sapori decisi.
    Dopo cena ci si può ben concedere un caffé o una bevuta in uno degli innumerevoli bar del centro. Per comprendere come i greci siano amanti delle uscite notturne.
  • 13
    Il ritorno da Kalambaka ad Igoumenitsa non aggiunge nulla di nuovo alle vie già battute.

    E qui finisce il nostro resoconto-racconto. Nella speranza di avervi stupito un pò, di avervi aiutato e predisposto agli stimoli dell’inusuale.

    Sempre nella consapevolezza che quel traghetto di ritorno verso le vostre terre natie non rappresenta un canto d’addio, ma un sereno arrivederci. A molto molto presto.

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